Quel battacchio di 7 Eccles Street. Una storia che sarebbe piaciuta a James Joyce.

deur.bloomSuccede spesso passando davanti al 78 di Eccles Street a Dublino di vedere qualcuno che fotografa la bella gialla porta vittoriana. Capita di trovarla poi magari su Instagram con il tag #BloomHouse. Del resto così recita la tabella a fianco della porta e così è indicata anche su Google Maps. Non è così. La casa dalla quale il mattino del 16 giugno 1904 Leopold Bloom esce dopo aver fatto colazione si trova di fronte al numero 7, o meglio si trovava, ora al suo posto una clinica.

Mr Leopold Bloom mangiava con gran gusto le interiora di animali e di volatili. Gli piaceva la spessa minestra di rigaglie, gozzi piccanti, un cuore ripieno arrosto, fette di fegato impanate e fritte, uova di merluzzo fritte. Più di tutto gli piacevano i rognoni di castrato alla griglia che gli lasciavano nel palato un fine gusto d’urina leggermente aromatica.

Non è della colazione di Bloom che vi voglio raccontare, ma del battacchio della porta di 7 Eccles Street.

La porta del James Joyce Centre

La porta del James Joyce Centre

Nel 1966 l’intero isolato in cui sorgeva la casa viene messo all’asta. Un americano Fred Sieden, appassionato di Joyce, saputa la notizia ruba il battacchio e se lo porta a New York. In maniera meno furtiva invece, qualche mese dopo, si presentano alle proprietarie del lotto, delle suore, il proprietario del Bailey Pub John Ryan assieme a degli avventori, tutti Joyciani. Vogliono salvare la porta. La trattativa è difficile poiché inizialmente la Madre Superiora non vuole saperne di cedere un cimelio legato ad uno “scrittore pagano“. Un  assegno sblocca la situazione e la porta prende la strada del pub con il suo battacchio, e sono due. Qualcuno sospetta anche che l’americano sia un millantatore.
Verrà inaugurata nel Bloomsday del 1967.

I battacchi, knockers in inglese, a Dublino hanno particolare fascino, esistono anche negozi appositi. Ogni porta che voglia apparir degna deve averne uno. Il numero civico spesso e volentieri manca ma del battacchio non se ne può fare a meno. E’ così che un giorno  dalla porta del pub il battacchio sparisce.
Viene rimpiazzato da uno simile, il terzo della storia.

Arriviamo al 1996, si inaugura il James Joyce Centre. Alla sua entrata la porta di 7 Eccles Street, donata dal pub.  Dopo qualche tempo si presenta al museo Mary Maher, ex editorialista dell’ Irish Times. Con se ha un battacchio. Dice che glielo ha dato un amico, che vuole rimanere anonimo, e che è quello rubato dalla porta del pub.
Passa poco tempo gli studiosi e appassionati di Joyce che frequentavano il Pub dicono che quello riportato non è quello che era stato rubato, e quindi si tratta del numero quattro. Contemporaneamente, confrontando delle foto, si stabilisce che il battacchio di 7 Eccles Street dagli anni 40 fin o ai 60 era quello rubato dall’americano.

Tutti sono concordi poi nel dire che nel 1904, quando Leopold Bloom uscì di casa, dimenticandosi le chiavi, il battacchio era ancora un altro, il quinto.

A James Joyce la storia sarebbe piaciuta, e sicuramente la avrebbe anche raccontata meglio.

Ringrazio James Quinn del James Joyce Centre di Dublino per avermi fatto conoscere questa storia.
Tutti i diritti sono riservati. E ammessa solo la riproduzione parziale citando la fonte, o la pubblicazione di un estratto di massimo  10 righe con il  link all’articolo originale. Non è autorizzata la riproduzione completa.
Ringrazio “Filippo Trieste”  per aver copia dei contratti di cessione.
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