Abbandono di minore o crescere degli incapaci? Scandalo a Trieste.

bicicletteDo not enter home of strangers. Do not enter car of strangers. Repeat please.” Ami è Lily ripetono di non dover entrare in casa o macchina di estranei, poi escono da casa, prendono le biciclettine e vanno nel parco di fronte, la mamma prepara la cena. Hanno rispettivamente  7 e 4 anni. Sanno cosa fare e cosa non fare, sanno chiamare il 999 per l’emergenza, se fosse necessario, quando magari per mezz’ora i genitori vanno a fare la spesa.

E’ nella norma in Irlanda, non c’è un giudice a Dublino che li condannerebbe, a Trieste si.
La storia viene raccontata dal Piccolo. Due genitori lasciano i due figli, 11 e 3 anni, in auto mentre vanno “a fare shopping”. Visto il luogo di Trieste molto probabilmente  sono andati a fare la spesa nel vicino supermercato, ma si sa bisogna usare le parole che li rendano più cattivi genitori. Qualcuno chiama i vigili, arrivano e la bambina piange. Attendono mezz’ora, che dal cronista viene descritta come “un tempo indefinito“. Poi, non si capisce se aprono la macchina o attendono i genitori che arrivano dopo mezz’ora. Questo non succede neanche sotto il solleone agostano o il freddo invernale, ma lo scorso aprile. L’altro giorno i genitori sono stati condannati a 4 mesi di reclusione per abbandono di minore. Avevano rinunciato ad una pena proposta di due mesi più 15.000 euro di multa per ognuno.

Non mi soffermo, parrebbe accanimento, su come il Piccolo tratti queste cose e come le tratti il giornalista, il solito, che riesco immaginare in pratiche di onanismo di fronte a decreti di condanna. Non si trova alcuna riflessione, non viene scomodato lo psicologo o il sociologo di turno.

Mi chiedo però se non si stia esagerando, giudici, vigili, tutti. Un bambino che piange ed  il “fratello ammutolito“, chi non lo sarebbe vedendo i vigili che trafficano vicino alla macchina, non sono una cosa normale nella crescita? L’abbandono di minore è altro. Capita perciò che via via dobbiamo essere condotti per mano, piccoli e grandi su ciò che non si può o si può fare. Ricordo una mareggiata sulle rive, i vigili tenevano distanti le persone non dal molo, non da dove potevano arrivare delle onde e far cadere il malcapitato, ma dove arrivava  l’acqua. Alla richiesta al vigile del perché facesse da balia, se pensasse che le persone fossero cretine, mi ha preso le generalità.

Mi chiedo se non ci sia più tra le funzioni dei vigili quella di valutare, se debbano solo pedissequamente far rispettare le regole.
Natale 2014, Corso Italia a Trieste, un vigile non consente ad alcuno di sostare, giustamente, neanche un attimo.  Si ferma una macchina, sotto la sede di una radio, esibisce il permesso  di sosta per “trasporto cassette audio”, come se si lavorasse ancora così. Mi fermo a guardare e dopo un po’ una signora esce dal portone e comincia a caricare pacchi. Comincio a fotografare ed il vigile vista la mia presenza comincia a fare una contravvenzione, La signora fa chiamare una vigilessa di grado più alto che viene verso di me e mi dice “cosa fotografa, la signora ha il permesso“. Alle volte c’è disponibilità dei vigili, alle volte intransigenza.

Tornando all’Irlanda, quella di Ami e Lily, penso alle scogliere di Moher. alte 200 metri. qualche metro dal bordo c’è un muretto con dei cartelli sui quali c’è scritto “Se superate questo punto lo fate sotto la vostra responsabilità”. E ci si può anche affacciare. Probabilmente è conseguenza del fatto che nessun giudice condannerebbe dei genitori che lasciano da soli per mezz’ora dei bambini piccoli.

cliffs_of_moher

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