Coltivare il proprio orticello. Questione di coscienza. La festa del Friuli e i grillini.

fiesteNon avevo avuto modo di parlarne perché passato il  momento ed alle prese con Joyce, ma approfitto per riprendere l’argomento visto che oggi cade la “Fiesta de Patrie“. In Piazza Unità sventola, sul palazzo della regione la bandiera del Friuli. Mi interessa poco la questione di campanile,  non trovo offensivo e disonorevole per la piazza che vi sventoli. Come titolava la famosa rubrica di cuore “E chi se ne frega“.
In sintesi, per chi magari distante non conoscesse la questione, è stata istituita nella regione Friuli Venezia Giulia una Festa del Friuli. In una regione che si distingue per la molteplicità delle culture, delle tradizioni, delle provenienze, esiste una specialità più speciale delle altre. Piccolo particolare, assieme alla istituzione della festa, sono stati stanziati 10.000 euro per le bandiere e 70.000 per eventi di carattere culturale, sebbene quest’ultimi dal prossimo anno. Evidentemente non c’era tempo per spartirli tra associazioni e manifestazioni amiche. A questo si aggiunge che  “altri fondi del Consiglio definiti in seguito per borse di studio e appuntamenti istituzionali“. Insomma si è data la stura a finanziamenti destinati a crescere nei prossimi anni. La approvazione della legge, presentata da leghisti e con l’avallo della presidente Serracchiani, è stata “etnica” con i friulani compattamente schierati a favore indipendentemente dalla appartenenza di partito.

A Trieste se ne è discusso addirittura in consiglio comunale, che ha votato alla unanimità una mozione contraria alla legge. I due consiglieri cinque stelle, Paolo Menis e Stefano Patuanelli, non hanno partecipato al voto. La loro posizione, che condivido peraltro, è che nonostante fossero contrari alla legge per molti consiglieri la mozione rappresentava la richiesta di fondi analoghi per Trieste, cosa cui erano contrari.

Mi incuriosiva, prima del voto capire cosa avrebbero votato, invece i 5 consiglieri regionali cinque stelle. Ho contattato il consigliere eletto a Trieste, Andrea Ussai che mi ha detto “Il nostro voto sarà di astensione.  Le priorità sono altre!“. Alla domanda sul perché se le priorità erano altre non  avrebbero votate contro mi ha risposto “Le manderò un  comunicato che spiega in modo articolato la nostra  posizione“. Il comunicato, né prima, né dopo il voto, né articolato né sintetico, Ussai lo ha fatto mai. Prima ha detto che lo avrebbe scritto ” quando avrebbe avuto tempo“, poi a una nuova richiesta, evidentemente fastidiosa, mi ha scritto :”Sottoscrivo il comunicato di Menis: è una legge marchetta! Dopo gli 80 euro di Renzi gli 80 mila euro di Serracchiani  e Lega Nord per captare la benevolenza del popolo friulano, maggioranza di questa regione.” In sostanza era contro ma si è astenuto, peccato poteva distinguersi. Del resto è dall’inizio della legislatura che non si distingue troppo.

In realtà non è stato neanche vera la frase “il nostro voto sarà di astensione” poiché, dopo una riunione regionale degli iscritti, i consiglieri sono stati lasciati alla libertà di voto, qualcuno usa la parola coscienza. Non di voto, proprio di coscienza, con un uso quantomeno bizzarro, ero abituato ad altri usi della parola.
La libertà di voto o di coscienza che sia la hanno decisa una quarantina, cinquantina di iscritti, non si sa molto. “Forse 50 son pochi“, mi dice Cristian Sergo, “ma Renzi l’hanno scelto in 140…“. Giova ricordare che, me lo hanno confermato, mai era successo che venisse lasciata libertà, il metodo grillino era si decide a maggioranza e poi si vota compatti.

Non c’è una relazione, non c’è un filmato della riunione. Sono cambiati molto i metodi dei cinque stelle dall’inizio ma lo stesso consigliere mi dice  “se qualcuno si prende la briga di sicuro non gli viene impedito di farlo… come diciamo sempre, inutile lamentarsi basta agire“. Una volta se ne facevano vanto, ma come detto, oggi è assai diverso e magari ne scriverò, è evidente la differenza dagli esordi. Analizzando Meetup e pagine Facebook si nota una trasformazione, ma forse anche la fine della spinta propulsiva alla rivoluzione Cinque Stelle, peraltro mai portata a termine.  Certo la riunione non deve esser stata semplice, me lo dice Eleonora Frattolin: “Siccome in questo caso non c’è stata una posizione netta e le opinioni erano molto diverse (anche tra noi), è stato deciso dall’assemblea per non fare torto a nessuno di lasciarci voto libero.

Ma perché astensione? Perché, uso le parole di Eleonora Frattolin che può  sintetizzarle tutte, tranne quella dell’oggetto misterioso Ussai, “Non ritenevo corretto bocciarla perché va tenuto conto che questa festa ricorda uno dei fondamenti della nostra specialità come regione FVG, e non possiamo batterci perché questa specialità venga tutelata senza ricordare quali siano le radici di questa nostra peculiarità.” Insomma, posiamo aspettarci altre piccole leggi, piccole feste su cui poi gli altri metteranno soldi così da conservare la purezza.
Il consigliere Sergo infatti ha presentato un ordine del giorno, bocciato, per la istituzione della festa dei Resiani. Ilaria Dal Zovo invece dice che la sua astensione è dovuta “alla presenza nella mia circoscrizione, di molti friulani che, ogni anno, festeggiano questa festa. Avevo chiesto venisse resa possibile per tutte le minoranze tedesca, resina, slovena e friulana.” Insomma pare una attenzione al proprio orticello elettorale, senza sporcarsi le mani con i soldi, a quelli come si è visto pensano gli altri.
Ho lasciato per ultima Elena Bianchi che non ha coltivato l’orticello ma l’orto, è stata eletta in Friuli. Lei ha votato a favore, sui soldi naturalmente contro. Le chiedo il motivo e mi scrive: “Trovo che le spinte all’uniformismo globale siano troppe e pericolose, solo chi non ha memoria di sé può vendere il suo regno per un piatto di lenticchie, solo chi è consapevole della propria unicità può essere di aiuto al progresso. E questo vale per tutti e non è riferito a questioni vicine, piuttosto penso al mercato globale e la spartizione del mondo in corso fra le poche multinazionali.
No, la supercazzola no.

T

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