La coop può darmi di più. In fila al Savoia a Trieste.

Coop-OperaieCon cento euro, per chi paga sono centoventisei poiché si devono aggiungere le tasse,  “non ci paghiamo neanche tutte le fotocopie”. Lo dice l’avvocato Donatella Cerqueni dello studio bolognese dell’avvocato Maffei che sta raccogliendo gli incarichi professionali per “assumere l’incarico di assistere e rappresentare in via stragiudiziale” i Soci Prestatori delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli. I cento euro debbono venir moltiplicati per gli almeno 500, probabilmente 1000, soci che hanno deciso di farsi rappresentare dallo studio, fortemente sponsorizzato dal Comitato Tutela Consumatori Coop per farsi rappresentare  per una serie di adempimenti. L’avvocato, intervistato dal Piccolo dice che tra le altre cose “vorremmo dialogare prima con il commissario giudiziario, ma per farlo dobbiamo avere un mandato formale“. In quel “vorremmo dialogare”  c’è tutto, c’è anche un’ambiguità, un far cadere le parole. Nell’incarico non c’è traccia del dialogo, del resto si tratta di un desiderio. I 126 euro servono per:

  • Studiare i documenti relativi alla pretesa debitoria
  • Monitoraggio della procedura
  • Esame della proposta concordataria rispetto ai suoi interessi

Stamattina ero in fila tra i soci che al Savoia, avendo già conferito l’incarico, con in mano la ricevuta dell’avvenuto pagamento, erano in attesa di compilare e ricevere le raccomandate da spedire a Generali e Coop per chiedere la restituzione dei soldi della fidejussione, insomma per rientrare del 30% o giù di lì. Debbono spedirsele da soli  poiché evidentemente non lo prevede l’incarico. Infatti all’inizio era previsto di mettere in conto le spese sostenute ma siccome non faceva parte degli accordi col Comitato quella parte è stata stralciata, come si vede dall’immagine, di conseguenza non si fanno spese extra. Ciò che non ho visto stamattina è stato il rispetto per le persone in fila attendeva, molte, quasi tutte, anziane. Sarebbe stato molto semplice, non occorre né essere geni né avvocati, preparare le raccomandate, i dati dei prestatori che avevano conferito l’incarico li avevamo e solo consegnarle. Invece le persone si sedevano uno alla vita davanti ad un incaricato dello studio ed il tutto veniva compilato a mano e poi consegnato. Ad un certo punto per semplificare uno degli avvocati è passato attraverso la fila gridando “Chi vuole faccia la fila a sinistra, gli diamo il modulo vuoto e se lo compila a casa”. Ad una signora che chiede cinque moduli dice “glie ne do uno, poi si faccia le copie”. Ma si sa non ci stanno dentro nei soldi. Stando tra le persone in fila si scopre il motivo per cui hanno aderito: “Perché bisognava far se no perdemo tutto“, “Perché l’avvocato parla con Consoli e podemo ottener de più“, “Perché go sentì  che a noi i ne darà prima“. Queste le speranze di coloro che, forse in nome di queste speranze hanno pagato 126 euro. Invece hanno pagato per quella raccomandata e perché lo studio esamini in futuro la proposta concordataria. Come dice l’incarico “nel caso in cui la pratica dovesse sfociare in una controversia (…) le faremo avere un preventivo dei nostri compensi“.  Altri soldi insomma. Serve la raccomandata? L’amministratore giudiziario Avv. Maurizio Consoli, ha sentito la necessità di fare un comunicato in cui dice “Per il momento, dunque, non è necessario che i soci assumano iniziative, ferma restando la libertà di determinazione di ciascuno.“, nota confermata da Generali oggi. Un’ultima domanda e perplessità. Supponendo che la raccomandata serva, che si utile avere qualcuno che studi i documenti e che in futuro esamini la proposita concordataria, per ongnuno dei soci la attività è uguale. Non bastava consultare un avvocato che facesse questa operazione e poi desse a tutti i soci la raccomandata da spedire? Magari in totale ci volevano duemila, magari cinquemila euro. Non cinquanta o centomila. E neanche le file al Savoia Forse i soci che hanno pagato i 126 euro avrebbero dovuto essere tutelati dalle associazioni consumatori, del tutto silenziose, unica eccezione oggi la SPI CGIL, e dal Comitato che invece è stato parte attiva nel procurare clienti all’avvocato. Questa iniziativa del resto ha portato alle dimissioni da parte di alcuni fondatori, critici rispetto questa scelta. Se avessi aderito al Comitato Soci chiederei a tutto il direttivo di produrre copia del loro versamento di 126 euro.

Advertisements
This entry was posted in Coop, Trieste. Bookmark the permalink.

One Response to La coop può darmi di più. In fila al Savoia a Trieste.

  1. Pingback: Diventare ricchi grazie ai click. Per questo parlo di COOP a Trieste. Il vostro avvoltotio | Il Cren pizzica.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s