Kalashnikov in piedi a Trieste.

2-format43Come le Sentinelle in Piedi denunciano da mesi, come ripetono in ogni occasione per svegliare le coscienze ancora sopite, oggi nel nostro paese, la libertà d’espressione è in pericolo.
Questo scrivono le sentinelle in piedi triestine nella loro pagina Facebook in uno degli ultimi loro post.
Quella delle libertà di espressione è l’alibi per starsene in piedi in piazza a leggere un libro, chi di Adinolfi, chi della dieta Dukan, per manifestare la propria omofobia, per manifestare la loro visione illiberale.

Poi succede che in Francia 12 persone muoiono per aver espresso delle opinioni e succede che Marco Gabrielli, uno dei leader delle sentinelle in piedi, collaboratore del settimanale della curia Vita Nuova, organizzatore dell’incontro con il pokerista divorziato Mario Adinolfi mette il link  all’articolo di un blog. Lo scrive Paolo Maria Filippazzi, fan di Bresci ed Evola, fondatore della associazione “Lodi Protagonista – La Destra di Popolo”. Egli ritiene che il ritorno al Codice Giustinianeo  sarebbe “la più ragionevole soluzione per i problemi del nostro ordinamento“. L’articolo si può sintetizzare in un passo:

Se la rappresaglia di due killer contro un giornaletto poco di buono anziché essere relegata, come dovrebbe, nelle pagine della cronaca nera, fra i tanti fatti delittuosi che capitano quotidianamente nei bassifondi di una metropoli come Parigi, diventa un “attacco all’Occidente”, manco fosse l’11 settembre, ci sorge il sospetto che l’Occidente stesso ormai non sia altro che i bassifondi del pianeta.

Il primo  commento è di Silvio Brachetta, fanatica sentinella, anche lui collaboratore di Vita Nuova. Conferma e rilancia: “Appunto. Va evidenziato che la bestemmia è un peccato mortale tanto quanto l’omicidio.“.

Non si trova una sentinella che, o non dice niente, si discosti dal concetto, più o meno espresso di “se la sono cercata“. Il tutto nel silenzio di Vita Nuova ed anche del vescovo di Trieste, forse non vogliono scontentare i fan.

I sedicenti difensori della libertà di espressione hanno la stessa base culturale di chi entra in una redazione sparando. Del resto, in nome del loro dio i morti, purtroppo, li provocano. In silenzio.

Ricordiamocene tutti quando li incontreremo nuovamente in una piazza.

Tutti i diritti sono riservati.
E ammessa solo la riproduzione parziale citando la fonte, o la pubblicazione di un estratto di massimo  10 righe con il  link all’articolo originale. Non è autorizzata la riproduzione completa.
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