“La coscienza dela zena”. Italo Svevo mangiava il pesce? Piccolezze triestine.

italo-svevoLa madre di mia nonna di cognome faceva Gaberschik. Aveva 7 tra fratelli e  sorelle nati in diverse città dell’impero austroungarico, il padre era ferroviere. Da uno dei suoi fratelli discende Giorgio Gaber. Cosa mangiassero i Gaberschik a pranzo non mi è dato di sapere. Mia nonna non mangiava e neppure cucinava il pesce, ma non mi sentirei di escludere che la sorella lo facesse.

Ieri sul profilo di Gianfranco Carbone appare un post che accende una miccia su un passo fondamentale per la storiografia della cultura letteraria triestina.

Ho incontrato casualmente questa sera il figlio di Fulvio Anzellotti e ci siamo messi a parlare delle ricette di casa Svevo pubblicate dal Piccolo.
Anzellotti è il nipote di Svevo. Mi ha detto che quelle ricette non le ha mai né viste né “gustate” e che il ricettario di sua nonna ( che lui ha) è molto diverso.
Sembra che anche sua cugina, Susanna Tamaro, sia molto, ma molto, seccata è che voglia rendere pubblico il suo profondo disappunto. In sostanza i piatti a casa Svevo erano diversi e tutte quelle ricette a base di pesce non fecero mai parte della loro tavola.

La nonna di Anzellotti era una sorella della moglie di Ettore Schmitz, quindi, come giustamente commenta qualcuno su Facebook “Gli Anzellotti e i Tamaro sono simpatici e buoni scrittori, ma non una goccia del sangue di Svevo, in realtà, scorre nelle loro vene.” La parentela di Susanna Tamaro poi  è ancora più distante.

statua-di-italo-svevo_1039971Cerco di contattare Simone Volpato, curatore dei due volumi, che cade dalle nuvole. Inizialmente “Quello che avevo da dire su Saba già lo ho espresso. In modo tecnico posso dire che 20.000  euro per fare il catalogo sono un po’ troppo e quindi qualcosa non va“. Si riferisce ad una polemica, che ha visto anche qui protagonista dall’altra parte Gianfranco Carbone sul salvataggio del “laboratorio d’artista” di Umberto Saba. Ora manca una polemica su Joyce ed il quadro è completo.

Saputo il motivo del contendere mi chiama. E’ sorpreso dalla reazione, sebbene riportata di terza persona, di Susanna Tamaro, dice che ne era a conoscenza e che era contentissima della cosa. In merito ad Anzellotti invece dice “Questo ricettario ero andato anche a proporlo a loro per  la pubblicazione ma non mi cagarono, allora secondo me è il rimpianto per una grande pubblicità che non hanno avuto“. Non si limita alla difesa l’editore, ma attacca minacciando una querela “Non dicono che Volpato non sa giocare a golf, dicono che ha fatto un falso.

La pubblicazione del Piccolo, racconta, è un estratto di 40 ricette che vengono dai ricettari di Casa Veneziani. Forse, dice, Anzellotti e la Tamaro hanno letto solo le ricette e non le note introduttive che spiegano il senso del libro, “Ho spiegato che non è il ricettario scritto da Olga Veneziani, ma una elezione di ricette che stavano nei libri di cucina di casa Veneziani. Alcuni”, dice, “erano stampati.

Forse, è una mia considerazione”, Il Piccolo ha venduto qualcosa in maniera leggermente diversa da quello che è, magari il titolo avrebbe potuto essere “Nei ricettari di Villa Veneziani” anziché “Il ricettario”.

Conclude con una frecciatina su chi era invitato a tavola a Villa Veneziani “L’unico che io so che può dire qualcosa, perché ogni giorno frequentava la casa era Gillo Dorflese. Altri, anche gli Anzellotti, non avevano una frequentazione quotidiana.

Magari, aggiungo io, gli offrivano solo una pasta al ragù, altro che pesce, ma la vendetta è un piatto che si serve freddo.

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2 Responses to “La coscienza dela zena”. Italo Svevo mangiava il pesce? Piccolezze triestine.

  1. È tutto vero purtroppo.
    Non mi hanno invitato neanche per Carnevale.
    Con la mia mascherina son dovuto andare al Caffè San Marco.
    Entrata libera.

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