Il racconto di ognuno. I servizi sociali di Trieste ed i nomadi “occupanti”

logoQuesta famiglia non la aiutiamo più. Stop. Punto“. Questa è la prima frase che pronuncia l’assistente sociale del Comune, riguardo la famiglia che ha occupato un appartamento in Via Grego a Trieste. La postura, le parole non sono il massimo della disponibilità, anche nei miei confronti perché “su questa vicenda vengono messe in giro storie assurde“. Lo dice la assistente sociale che avevo citato, non nominato, riportando il racconto di Aleksandra, a suo dire cacciata dai servizi sociali di via Locchi.
L’altra assistente sociale, continuo a non far nomi, non è un fatto personale confrontandosi con una struttura, poi dirà che “Ovviamente la madre incinta ed i suoi figli minori saranno tutelati secondo legge“.

Mi hanno stupito alcun reazioni esattamente opposte al mio articolo nel quale raccontavo la storia di Sanja e della sua famiglia. Da un lato quelli che  “agli zingari si deve sparare“, dall’altro quelli che “hanno fatto bene ad occupare“. Forse leggere è più difficile che scrivere, non leggere parzialmente, non voler ritrovare a tutti i costi il proprio pensiero precostituito. Sono sempre più convinto che, invece, scrivere sia raccontare tutto, anche le storie che rovinano o sporcano quella precedente. Quelle dure da raccontare perché magari hai visto due bambini di pochi mesi senza acqua, gas e luce.

La storia di oggi è molto più istituzionale, fatta di cifre ed interventi. La sintesi è che il Comune ha già speso per questa famiglia  50.000 euro. Avevano una casa, i bambini andavano a scuola. Ma il progetto è fallito, se ne sono andati ed “hanno causato un sacco di problemi“. Parole simili dalla  Fondazione Luchetta Ota D’Angelo HrovatinE’ stata la nostra peggiore esperienza“.
Secondo le assistenti sociali sono persone esperte nell’abbindolare la gente ed a sfruttare le strutture pubbliche, di volontariato, religiose. Consiglia “non dite mai dove abitate“.
Raccontano anche che a Rimini hanno speso anche di più, inutilmente.
Ieri Aleksandra, la ragazza con la figlia di 5 mesi, ha detto che vorrebbe provare a fare un percorso da sola, con la sua bambina. Le assistenti dicono che è una strategia, io spero non lo sia, che qualcosa di buono succeda, magari staccandosi dal resto della famiglia. Comunque deve andarsene, da stamattina ha il foglio di via della questura. Può andare a Roma, visto che è nata lì.

Da questa storia nascono tanti rivoli, tante domande. Sulla vivibilità di certi luoghi, sulla gestione del patrimonio immobiliare, sulle strutture di accoglienza e ricovero.

Proverò pian piano a raccontarle.

[continua]

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