“Un gruppo di nomadi capitati lì non per caso.” Succede a Trieste.

1526598_10205239293122406_1238037687417817800_nOramai il vicedirettore del Piccolo, Alberto Bollis, quando oso criticare l’operato del quotidiano locale, si rivolge a me chiamandomi signor “sotutto“. Sicuramente non so tutto, da oggi pomeriggio però conosco dei nomi, delle età, dei volti, una storia.
Sanja 39 anni ed i figli , Alessandra  20, Toskan 15, Alexandro 11, Evangelina 14 mesi, due figlie gemelle sono in arrivo. Alessandra ha una figlia, Sanja di 5 mesi.
Per il Piccolo sono semplicemente “un gruppo di nomadi capitati lì non per caso“.

Loro, ridico i nomi, Sanja, Toskan, Alexander, Evangelina, Alessandra, Sanja, sono coloro che hanno occupato un appartamento nelle case popolari di Via Grego, a Trieste.
Una cosa è vera nella frase del quotidiano: non ci sono capitati per caso. In quella palazzina, al dodicesimo piano ci avevano abitato, regolarmente fino a 2 anni fa.
Sanja è croata, nata da genitori serbi, mi racconta la sua storia. Come tutte le storie è la versione di chi la racconta, ma va ascoltata. DSC_4101

Lei ed il marito  vivevano a Trieste, avevano un’altra figlia, Fabiola che ora ha  14 anni. Ribelle, scappava di casa quasi ogni sera per andare in un locale in Via Madonnina. La madre, ed un vicino di casa amico della famiglia, andavano a riprenderla, “Un brutto ambiente” dicono.

In ogni storia di vita esiste un punto cardine a cui risalire, questa la loro sliding door. La figlia va in questura e denuncia di venir picchiata. Per paura, forse minacciati, che vengano tolti loro i figli se ne vanno in Germania, vicino a Dusseldorf. Li si sistemano, fino a che 4 mesi fa Sanja “per problemi col marito” se ne scappa in Italia. Trovano ospitalità da un amico, ma poi la polizia li intima di andarsene, perché costui è agli arresti domiciliari e non può avere altra gente a casa. Poi vivono un po’ in macchina, un po’ in stazione. Un giorno  vicino al Burlo dalla macchina vengono loro rubati documenti , soldi ed un telefonino, un iphone si legge nella denuncia.  Mentre mi raccontano penso a quando qualcuno leggerà  e dirà “e questi possono permettersi un iphone“. Lo dico ad Alessandra e mi dice che si, era suo, che lavorava in un bar, era addirittura la responsabile dei baristi, e lo aveva comprato con il suo stipendio.

Quando vengono derubati chiamano i carabinieri di Via dell’Istria che dicono, sempre secondo il loro racconto, “non possiamo far denuncia perché non avete i documenti“. Alcuni giorni dopo vengono fermati dalla Polizia a Sistiana. Non hanno i documenti e gli viene detto che debbono pagare una multa di 57 euro, e 40 centesimi aggiunge Alessandra. Non li hanno ed allora la macchina viene sequestrata, hanno poi il verbale di dissequestro ma per recuperarla ci vorrebbero 450 euro.

In mezzo, prima di arrivare alla “occupazione” ci sono tentativi alla Caritas , al refettorio di Via dell’Istria, da dove vengono cacciati. Del resto sul loro sito c’è scritto che  loro obiettivo è quello “di fornire un pasto caldo, sia a pranzo che a cena, a persone bisognose“, però, si specifica, “autorizzate dai servizi sociali del territorio o dal Centro d’Ascolto della Caritas diocesana“. Autorizzate dai servizi sociali del territorio è una parafrasi, significa rimborsate dai servizi sociali. Dai servizi sociali del territorio ci vanno, in via Locchi, ma l’assistente sociale, fanno anche nome e cognome, dice che può aiutare solo le due piccoline togliendole alla famiglia, loro “si possono arrangiare“, ripeto così racconta la madre.

DSC_4098Arrivano così da dove erano partite alcuni anni fa, in via Grego. Sanno che al piano terra  c’è un appartamento sfitto. Lo sanno per un semplice motivo, è sfitto da 4 anni. Potrebbe accogliere qualcuno ma non viene assegnato, pur perfetto. Oggi l’Ater dice che, guarda il caso, era stato appena assegnato ad una famiglia. Chi sa di case popolari, chi ci vive, chi magari ha atteso anni per avere un appartamento sa che non è così: “una casa già assegnata non ha le ragnatele e si sente l’odore della pittura fresca, ci danno una imbiancata“. Magari lo avrebbero fatto martedì, chi lo sa, e la “famiglia di nomadi” ha rovinato i piani.  Poco male, nello stabile vicino c’è un appartamento uguale sempre sfitto da 4 anni, così come un’altra decina nelle stesse palazzine.

Si arriva così all’altro giorno. Dalla finestra dell’appartamento occupato entra la polizia con i volti  coperti da passamontagna a sgomberare, ma poi si ritrova davanti dei bambini, due di 14 e 5 mesi. Il magistrato ferma tutto e potranno stare nella casa sino al 9, poi non si sa.
Fino al 9,  staranno senza luce, gas ed acqua. Ora Caritas, Servizi Sociali lo sanno, sebbene lo sapesero anche prima. Lasciano che tutto succeda, è tutto così ineluttabile?

Non sono un “sotutto” e neanche un giornalista. Mi piace però ascoltare storie e raccontarle. Forse sarebbe compito di un giornale raccoglierle. Magari andando in quelle che i triestini in maniera  sprezzante chiamano “Le case dei Puffi” troverebbero anche altre storie. Magari il giornalista del Piccolo potrebbe addirittura scoprire che quella famiglia da qualcuno del giornale, anni fa era già stata intervistata.

[continua]
2. Aleksandro che suona il pjano

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