Di vaccino, non fatto, si può morire. Ma Il Piccolo di Trieste non lo dice.

vaccinoI principali avversari dei vaccini, di solito, chiamano in causa “Big Pharma” nella tesi che i vaccini siano solo un grande business per arricchire pochi.
Visto che si parla di affari, di speculazione per analogia riporto che dal 2004 al 2014 le denunce per presunti errori dei medici sono passate da circa 3.154 a 11.932. Sono peggiorati i medici? Si sono fatti più furbi gli avvocati? Si pensa di voler guadagnare da una morte?Fa riflettere come venga presentato dal Piccolo il caso di una anziana in coma, non deceduta per fortuna, dopo l’iniezione di siero antinfluenzale. Certo che nell’articolo qualche dubbio, un totale di sette righe su una novantina, viene anche espresso. L’articolo si conclude con il direttore sanitario Luca Mascaretti che dichiara “Dalla sintomatologia dalla clinica non c’è motivo di pensare che la patologia sia da riferire al vaccino“. Certo che una simile dichiarazione, che imporrebbe qualche cautela nel raccontare la storia, stona con il titolo “Triestina in fin di vita dopo il vaccino“. Certo un titolo simile è più accattivante, fa dire alle signore incrociate sull’autobus “Mi no che no me vaccino“. Alle volte la cattiva informazione può far vendere qualche copia in più, ma è un atteggiamento responsabile?

I fatti. Una signora di 91 anni viene vaccinata dal medico contro influenza e polmonite pur avendo 37.5 di febbre, “comunque nulla di grave” afferma il genero dell’anziana. Il ministero invece nelle sue linee guida afferma che “La somministrazione non va effettuata nel caso in cui si abbia la febbre“.  Poi, racconta la cronaca, ha avuto un malore, sono stati chiamati i figli, ma si è ripresa sebbene con tremori ed evidenti problemi respiratori. Siccome poi non accennava a migliorare, finalmente è stato chiamato il 118.
Quindi il titolo avrebbe potuto essere “Triestina in fin di vita per essere stata vaccinata con la febbre“, oppure “Triestina in fin di vita per aver sottovalutato evidenti problemi respiratori“, oppure “”Triestina in fin di vita dopo aver mangiato del purè“. La correlazione, pericolosa, che si vuole far trasparire, non è dimostrata e sono molteplici le cause che possono portare ad un coma.
Prima fra tutte che a  91 anni può capitare di morire.

Le tabelle dell’Istat dicono che su 30.000 donne di 91 anni che riescono a festeggiare il novantaduesimo compleanno, sfortunatamente 4.500 muoiono. Restando sui numeri in Italia 8.000 persone muoiono all’anno a causa di complicazioni dovute all’influenza, causa di morte che viene dopo solamente l’HIV e la tubercolosi. Infine la Organizzazione Mondiale della Sanità indica che la vaccinazione riduca del 60% la morbosità e dell’80% la mortalità.

A fronte di questi numeri ci sono in questi ultimi giorni una quindicina di decessi che potrebbero essere correlati alla somministrazione del vaccino, o addirittura ad un particolare lotto del vaccino. Uso il condizionale perché nessun caso è dimostrato, ovviamente cautelativamente sono stati ritirati dei lotti di vaccino e le procure indagano.

Ciò che è certo è che il panico da vaccino, alimentato da giornali irresponsabili, può fare più danni degli indimostrati danni del vaccino.

Perché allora  cavalcare l’onda, perché non stare attenti e fornire una informazione completa? Forse solo perché non si può dire di no ai parenti della vedova di un ex collaboratore del giornale, Guido Miglia?

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