Un uomo onesto, un uomo probo. I funerali, a Trieste, di Don Maks

20141111_141513Premetto, non è una cronaca, poco mi interessano le cronache dei funerali. Aggiungo che quanto vado a dire trae origine da un pregiudizio, non atavico, ma un giudizio che mi sono fatto in questi giorni e che sicuramente mi porta ad avere una certa visione di quanto successo.
Non era un funerale qualunque, ma il funerale di Don Maks, suicidatosi mentre attendeva un incontro con il vescovo di Trieste, Mons. Crepaldi. Dovevano discutere di un fatto che sarebbe avvenuto 17 anni fa, delle attenzioni del sacerdote rivolte ad una ragazzina allora tredicenne. Cosa sia successo esattamente, probabilmente, non si saprà mai. Pare ci sia una lettera confessione del sacerdote, ma non ci sarà alcun processo relativo all’episodio di presunta pedofilia, all’epoca Maks aveva trent’anni. Il vescovo oggi non c’era, indesiderato. Già durante la Messa di suffragio, fatta a Santa Croce, i parrocchiani di Maks alle parole del vescovo erano usciti dalla chiesa in segno di protesta.

La colpa del vescovo è quella, lo dice anche Sara Matjaicic, ex studentessa del sacerdote e tra coloro che erano più coinvolti: “Non ci siamo rivolti all’arcivescovo ma a don Jakomin perché era il padre spirituale di Maks, ma anche in considerazione dei fatti che sono accaduti. C’è infatti una convinzione diffusa tra alcuni della nostra comunità cioè che il vescovo sia anti-sloveno.

Il funerale di Don Maks non è solo religioso, è affermazione di identità, molto probabilmente non è il finale di una storia ma un inizio che riporta indietro l’orologio dei rapporti tra italiani e sloveni di vent’anni. Non è secondaria la presenza di Samo Pahor e di Paolo Parovel in fondo alla chiesa. Il sacerdote officiante non dice neanche una parola in Italiano. Le uniche sono le poche del padre del defunto “Nessuna parola potrà mai cancellare quello che ha fatto Maks“, oltre a un brevissimo pensiero da parte di una donna della comunità.

Alcuni giorni fa il vicario del vescovo, Don Salvadè, aveva addirittura parlato, riguardo la cacciata del vescovo, di scisma. Oggi evidentemente si è voluto lasciar fare, non calcare la mano,  ma la frattura è enorme, forse insanabile. Non c’è stato in questi giorni lo stringersi attorno ad una persona conosciuta, tra i presenti c’erano tanti ragazzi che hanno avuto il sacerdote come insegnante. Non c’è stata neanche la difesa  di una comunità, ovvero c’è stata ma la difesa è di una comunità etnica. Scompare il presunto peccato, come dice una ragazza all’uscita: “Vogliamo ricordarlo per quello che era per noi, non per quello che ha fatto“.  Ciò che ha fatto, forse, viene rimosso. Tutti col sacerdote. La ragazzina, ora donna appare sola e colpevolizzata, anzi vengono messe in giro voci su  un parlare non scevro da interesse, dopo diciassette anni. Piccole calunnie che però sono oramai rumore di sottofondo.

Purtroppo non mi è dato di capire cosa il sacerdote abbia detto nell’omelia. Noto solo che la parola “Slovensko”, nelle varie declinazioni viene ripetuta 5 volte. Alla fine applausi del pubblico, anzi, come riporta Slomedia, organo online della minoranza, c’è una “standing ovation”. Si, usano proprio queste parole.

Altri applausi all’uscita della bara, bianca.

Amen

Del suicidio di Dom Maks avevo parlato qui

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37 Responses to Un uomo onesto, un uomo probo. I funerali, a Trieste, di Don Maks

  1. Paolo Stanese says:

    Come ho già detto altre volte a Fulvio, non credo che nessuno abbia elementi sufficienti per giudicare in questa vicenda la condotta di don Suard né della studentessa molestata.
    Per quanto riguarda le dinamiche di una comunità compatta, quando in essa una persona di un certo rilievo giunge improvvisamente agli “orrori della cronaca”, trovo una reazione del tutto normale e comprensibile questo diniego; se sia sano e salutare non lo so, non credo.
    Ma lo trovo umano, molto più umano che ergersi a giudice delle vicende altrui.

    • creninsider says:

      Scusa, chi si erge a giudice? Non mi pare di aver giudicato, anzi rispetto a Suard ho usato sempre la parola presunto vicino a pedofilo. In altro luogo ho scritto che è giusto che abbia avuto un rito religioso. Se poi credo che in questo caso la comunità compatta lo sia anche per una difesa etnica, non mi pare di ergermi a giudice, dico solo una opinione.

  2. aldo says:

    Indietro di vent’anni? Il nazionalismo qua è stato introdotto come diversivo per coprire ben altro, difficile da dire apertamente. Qua siamo nel pre-moderno: identitarismo, organicismo, tradizionalismo. In quest’ottica pre-moderna sarà anche normale questa reazione, ma non certo nel mondo moderno fondato sui diritti individuali, caro Stanese. Dopo questa reazione chi se la sentirà di denunciare un abuso compiuto da una persona autorevole di questa società chiusa, nel senso popperiano del termine? E questa non è una vicenda “altrui”, ma una vicenda “nostra” che ci riguarda come cittadini. O tutto il bla-bla-bla sulle donne, sui minori, ecc deve fermarsi davanti al sagrato del clero sloveno triestino?

  3. Sara Matijacic says:

    Ciao Fulvio, mi citi solo in parte. 🙂 in ogni caso celebrare la messa in sloveno non penso sia sintomo di nazionalismi. Il funerale è stato celebrato così come voleva don Maks. Punto. Sulle accuse di pedofilia, che dire? Ne riparliamo, se mai emergerà il contenuto delle lettere. A naso credo in quel caso ci sarà molto di cui parlare. 🙂

  4. Paolo Stanese says:

    Aldo Senzacognome, quello che dicevo è che comprendo le ragioni di queste dinamiche. Non ho mai detto che le approvo o le apprezzo. Ma, paradossalmente forse, credo anche che un’occasione doppiamente orribile come questa potrebbe essere l’occasione per una comunità di fare un passo avanti nell’elaborare la propria identità e le necessarie contraddizioni che la costituiscono, anziché schierarsi e giudicare.
    A naso, direi che il “mondo moderno fondato sui diritti individuali” abbia un suo lato oscuro, e fornisca più problemi che soluzioni, né più né meno del pre-moderno (anche se in configurazioni ben diverse); ma forse fornisce degli strumenti per cercare le soluzioni, o perlomeno per districare i grovigli: qualcuno è interessato?

  5. hobo says:

    C’è una cosa che nessuno sembra aver capito. Uno sloveno laico, progressista, non nazionalista, non organicista ecc., in questa situazione di merda è sottoposto a un double bind:
    – se dice qualcosa, riconosce legittimità a chi pretende che si giustifichi *in quanto sloveno*
    – se non dice niente, viene accusato di essere omertoso *in quanto sloveno*
    Pensateci su, soprattutto voi italofoni laici, progressisti, non nazionalisti, non organicisti ecc., perché senza rendervene conto – prendendo per buono il frame proposto dal Piccolo e ignorando i conflitti interni alla “comunità slovena”, perché non li conoscete, non essendo voi in grado di leggere ciò che viene scritto in sloveno sui social network – state contribuendo alla costruzione di questo double bind.

    • creninsider says:

      Il fatto che restino confinati alla comunità slovena è responsabilità loro. Non si può darne la colpa a chi lo evidenzia. Oggi sul Piccolo il primo intervento della destra. Mi pare “naturale” conseguenza. Ma forse parecchi va bene così, l’identità etnica si costruisce anche attraverso i nemici.

      • hobo says:

        Mi dispiace Cren, ma vedo che non riesci a uscire dal tuo bias cognitivo. Tu pretendi che uno sloveno laico e progressista debba prendere posizione *in quanto sloveno* contro il prete. Pretendendo questo, contribuisci tu stesso a costruire il frame etnico che dichiari di rifiutare. Non contempli la possibilità che uno sloveno laico e progressista prenda posizione *in quanto laico e progressista* contro il prete. Cosa che ad esempio è successa nel thread su bora.la. Da un laico e progressista come te, mi sarei aspettato un atteggiamento più laico e progressista.

      • creninsider says:

        Mi piacciono coloro che accusano gli altri di non riuscire ad uscire dal loro schema poiché è diverso dal loro.
        Penso di non aver da ribattere.
        Bora.la poi ha solo messo la lettera degli studenti sloveni. Ha preso una posizione ben definita che se non parla minimamente della ragazza (ma forse ci sono altri articoli).

  6. maja says:

    di chi è la responsabilità se non sei in grado di leggere il primorski dnevnik?
    di chi è la responsabilità se non sei stato in grado di capire l’omelia di jakomin?
    di chi è la responsabilità se non sei stato nella condizione di orecchiare i discorsi di chi è intervenuto al funerale?
    di chi è la responsabilità se sei stato in grado di capire solo le parole del padre di suard?

    è colpa del primorski dnevnik, di jakomin, di chi era a messa? colpa di suard, che ha voluto una messa in sloveno?

  7. maja says:

    se grazie al piccolo adesso tutta trieste è convinta che la giacca verde sia tipica dei costumi tradizionali sloveni è colpa della comunità slovena? se il piccolo scrive cazzate e voi ci credete, di chi sarebbe la colpa?
    non so, forse la colpa è di vesna guštin, che avrebbe dovuto prendere subito carta e penna e scrivere al piccolo per spiegare come sono fatti i costumi tradizionali maschili. magari con un bel disegnino accanto.

  8. hobo says:

    In pratica Cren, se uno sloveno rifiuta il frame della comunità organica, ipso facto su temi come questi si rifiuterà di esprimersi *in quanto sloveno*, perché giustamente non accetta di essere chiamato in causa *in quanto sloveno* in una storia di abusi su minori compiuti da un prete sloveno. Tu, pretendendo che gli sloveni laici prendano posizione *in quanto sloveni*, stai di fatto aderendo al frame etnico che affermi di voler contrastare.

  9. hobo says:

    Cren, sto parlando del thread di bora.la. Il thread è la discussione che si è sviluppata sotto la lettera. http://it.wikipedia.org/wiki/Thread_(comunicazione_online)

  10. hobo says:

    Ciao Cren, hai perso un’occasione per capire qualcosa di più sulla natura di questa piccola storia ignobile tutta triestina, in cui l’odore di merda si mescola a quello di sagrestia.

  11. Sara says:

    Già, se Maks fosse stato italiano, la mia opinione sarebbe stata la stessa. Perché di opinione si tratta, non certo di posizione. Non ho ancora visto le lettere di cui parlano i giornali, quindi non posso prendere posizione. La mia opinione (e quella di tanti altri ragazzi) si basa sul rapporto umano che mi legava a lui. Così difficile da capire?

    • creninsider says:

      No, non è difficile, come non lo è capire quello di cui sto parlano. Capisco, come ho detto più volte che ci sia una vicinanza degli studenti. Non capisco che non ci sia stata una parola verso la donna. Non capisco perché si debbano mettere in giro voci, lo hai fatto tu come “te vederà quando se saverà tutto”.
      Poi che sotto ci sia una componente di guerra all’interno della chiesa, anche nelle azioni della curia mi pare evidente, Ma io credo che questo non debba far dimenticare una delle due vittime, non solo quella suicidatasi.
      Magari un giorno sarà una storia che verrà “rinarrata” dalla parte della ragazza.

  12. aldo says:

    Mi sembra evidente che chi più è stato messo in difficoltà da questa situazione di damer è la (gran) parte laica e progressista degli sloveni. Ma chi li ha messi in difficolta? Certo Il Piccolo ci ha ricamato sopra, ma il ricamo è avvenuto sopra una base reale. Quindi chi ha messo in difficoltà la (gran) parte laica e progressista degli sloveni? La nomenclatura clericale slovena con il suo modo di comportarsi e di esternare. Sono ingiustificabili, ma bisogna comprendere? Sì, comprendo benissimo che sono dei reazionari e hanno aperto la strada ai reazionari italiani per giocarsi una partita tra loro rimpallandosi la palla da un campo all’altro.

    • creninsider says:

      Condivido con te. Il Piccolo ha indubbiamente fatto la sua parte, partendo da una base reale. In tutto questo la parte laica è progressista non ha avuto il coraggio di farsi sentire forte. Mi chiedo perché per esempio Kraus non si sia fatto intervistare anche dal Piccolo. In tutto questo credo non sia possibile nascondere che il fatto, parlo delle molestie o quello che sono state, sia stato perlomeno rimosso. E non è solo il bigliettino sul parabrezza. E’ anche una campagna sottotraccia di demolizione della sua figura.

      • maja says:

        Dici che la parte laica e progressista non ha avuto il coraggio di farsi sentire. Perché dai per scontato che si tratti di mancanza di coraggio? Perché Kraus avrebbe dovuto pubblicamente prendere le distanze dalle dichiarazioni di Vončina o dal comportamento dei parrocchiani di Križ? Perché avrebbe dovuto sentirsi responsabile per il comportamento altrui? Qui la linea di faglia non passa tra italiani e sloveni, come può capitare in altre occasioni, ma tra clericali reazionari e laici progressisti. Ha ragione Hobo: se pretendi che gli sloveni laici e progressisti prendano pubblicamente posizione in quanto sloveni, senza rendertene conto ci stai chiedendo di aderire al frame etnico propinato dal Piccolo. E’ lecito rifiutarsi?
        (Fossi in te non sottovaluterei il problema linguistico. Su un gruppo FB frequentato quasi esclusivamente da triestini sloveni, alcuni si sono scornati per giorni su questa faccenda. I conflitti interni alla comunità slovena ci sono e non sono pochi. Se restano confinati alla comunità, non è (solo) per omertà o per sindrome da accerchiamento, che pure esistono, ma anche perché gli italofoni non ci capiscono. E’ come osservare delle persone da dietro un vetro: vedi che interagiscono e muovono la bocca, ma non hai la più pallida idea di che cosa stiano parlando.)

      • creninsider says:

        Evidentemente gradiscono restare pesci nella boccia. Ha anche i suoi vantaggi, perché poi alla fine si gioca lì la cosa.

  13. maja says:

    Ti rendi conti che non stai prendendo nella benché minima considerazione le cose che ti ho detto da slovena laica e progressista? Per te continuo a essere un pesce nella boccia, anche se ti ho parlato in italiano. Vabbe’.

    • creninsider says:

      Come hai detto all’inzio non leggo il primorski, non capisco l’omelia. E’ chiaro il tuo punto di vista. La comunità slovena risulta chiusa perché dall’altra parte non la si capisce. Non credo ci sia molto da dire. Poi che tu ti sia espressa non cambia la sostanza nella sua globalità.

  14. maja says:

    Si sono espressi anche molti altri, e pubblicamente, ma evidentemente tu ritieni che lo avrebbero dovuto fare in italiano, per farsi capire e prevenire accuse di omertà e chiusura. In effetti non c’è molto altro da dire.

  15. hobo says:

    beh cren, hai appena trattato a pesci in faccia una slovena laica e progressista che ti stava raccontando della dialettica all’interno della comunità. new triestinian journalism. in bocca al lupo per il pulitzer.

  16. hobo says:

    ti cito, cren:

    Aggiungo che quanto vado a dire trae origine da un pregiudizio, non atavico, ma un giudizio che mi sono fatto in questi giorni e che sicuramente mi porta ad avere una certa visione di quanto successo.

    e il giudizio e’ questo:

    Non c’è stata neanche la difesa di una comunità, ovvero c’è stata ma la difesa è di una comunità etnica. Scompare il presunto peccato. Ciò che ha fatto, forse, viene rimosso. Tutti col sacerdote. La ragazzina, ora donna appare sola e colpevolizzata.

    formulato rifiutandoti di parlare con gli sloveni che potrebbero contraddire il tuo pregiudizio.

  17. Betoken says:

    Secondo ci si sta sbagliando. Gli “slovenofoni” tra di loro hanno in comune solo la lingua. Non esiste nessuna comunità, che sia etnica (sopratutto per il fatto che gli sloveni sono un mix di vari popoli, inclusi quelli italiani), politica o religiosa su cui puntare il dito. Casomai il dito lo si potrebbe puntare sulle persone che forse sapevano e che hanno tenuto nascosto questo fattaccio. E si immagina che queste persone abbiano dei nomi e cognomi. A che pro sparare nel mucchio, sopratutto quando il mucchio è un’invenzione artificiale di certa stampa?

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