Chissà, magari portava la minigonna. Viaggio al passato a Trieste

prete-suicida-trieste-620x400La storia, per chi non la sapesse è quella, accaduta a Trieste, di un sacerdote che si è suicidato  mentre stava aspettando la visita del vescovo. Motivo dell’incontro era l’accusa di aver abusato 17 anni prima, all’età di 30 anni, di una ragazzina allora tredicenne. Il fatto era già stato denunciato ai superiori del sacerdote ma niente era successo, se non, probabilmente un trasferimento. La denuncia è stata riproposta recentemente dalla ragazza, oramai donna, poiché sua nipote avrebbe dovuto frequentare il catechismo con il sacerdote e temeva il ripetersi dell storia vissuta in prima persona.
Non è e non sarà possibile stabilire la colpevolezza o l’innocenza del sacerdote, sebbene esista una sua confessione scritta. Un tribunale non potrà neanche definire la misura della colpa, allora, ma anche adesso non è stata coinvolta la giustizia terrena.

In tutta questa storia ciò che emerge, nelle reazioni, è un tornare indietro nella storia, un tentativo di giustificare o minimizzare ciò che il sacerdote avrebbe fatto. Il salto indietro non è quasi per niente un revanscismo maschilista, è una difesa di religione o etnica. Il sacerdote apparteneva e officiava per la comunità slovena. Si era anche battuto affinché la lingua rimanesse fuori dalle funzioni, un ortodosso della difesa della minoranza. Così la minoranza si è stretta a a lui. I più cauti si esprimono con qualcosa di simile a ” I ricordi dei suoi insegnamenti, del suo instancabile lavoro con noi ragazzi e ragazze, rimangono forti e indelebili”, moltissimi in maniera meno elegante. Quasi nessun segno di vicinanza alla ragazza, probabilmente deve pagare una colpa, aver fatto uscire lo scandalo al di fuori della comunità cattolica e soprattutto Slovena.
Nessuna voce fuori dal coro dalla comunità slovena, al massimo imbarazzato silenzio.

In tutto questo il giornale locale, Il Piccolo, ha preso una posizione, che si può sintetizzare con il numero di oggi: una intervista al padre del sacerdote morto che annuncia di denunciare al Curia. A completare il quadro l’intervento dell’opinionista principe del dolore e del disagio, Pino Roveredo, che dedica 4 colonne al presule, una alla ragazza. le proporzioni sono queste.

E’ imbarazzante in tutto questo leggere alcuni commenti che appaiono sulla pagina Facebook del Piccolo. Pur trattandosi di una pagina pubblica ometto i nomi per risparmiare la vergogna a chi ha scritto queste cose. Non sono reato come augurarsi la riapertura della Risiera, ed essere idioti non è proibito dalla legge. Per fortuna la maggioranza delle persone si schiera dalla parte della vittima, nonostante il giornale, però è interessante leggere alcuni commenti che vi riporto.

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La cosa che colpisce, anche perché non è stata fatta una selezione, è che siano tutti commenti di donne.

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One Response to Chissà, magari portava la minigonna. Viaggio al passato a Trieste

  1. Pingback: Un uomo onesto un uomo probo. I funerali, a Trieste, di Don Maks | Il Cren pizzica.

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