Senza casa e senza indirizzo.

280px-Indirizzo_sconosciuto_(2001)Viaggiare in autobus porta inevitabilmente ad ascoltare discorsi, a Trieste per la maggior parte di malattie e rimedi o disquisizioni sul tempo. Capita di ascoltare storie, come quella di Gianni, così lo chiamerò. Ne parla con un amico, poi scendo con lui, mi scuso per aver ascoltato, ma mi racconta volentieri.

Gianni è sui 40 anni, “son in terapia, e voio farghela”. Lo stimolo viene dalla sua ragazza, che da sei mesi è in una comunità. Anche lei triestina, anche lei in cura a Trieste prima di essere accolta in una struttura del centro Italia. Qualche giorno fa coloro che la seguono le hanno dato il permesso di iniziare  a scambiare delle lettere con Gianni. Qui nasce il problema, Gianni non ha casa, non ha indirizzo. Voleva farsi spedire la posta presso i servizi ma “non si può“. Esiste un indirizzo per chi non ha casa, la cosiddetta Casa Comunale. Ma vale per le multe, per gli atti del tribunale, non certo per le lettere di una ragazza lontana.

Chissà quante persone sono nelle stesse condizioni, dei “senza indirizzo“. Averlo potrebbe essere magari il primo piccolo passo per, un giorno, riaverne uno proprio. Mettere un indirizzo su una lettere di richiesta di lavoro, su una lettera da mandare a un figlio, un indirizzo dove ricevere magari una cartolina.

Che si può fare? Forse dare un indirizzo a queste persone, offrirsi di aggiungere il loro nome sulla propria casella postale ed avvisarli quando arriva, o trovarsi ogni tanto. Si può fare?

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