Coop Trieste: che successe alla cooperativa di Reggiolo?

Coop-OperaiePremesso, non va dimenticato, che ancora non si sa che succederà alle “Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli“, per capire quale sia una delle opzioni, una delle cose che potrebbero succedere, val la pena di raccontare che cosa sia successo alla emiliana CMR di Reggiolo.
Di cooperative in crisi che terminano con un fallimento o con un concordato preventivo ci sono vari esempi, quello più vicino per cifre in ballo è quello appunto della CMR. Un caso in parte diverso, si tratta di una cooperativa edilizia ma con una situazione di prestito da soci pari a 44 milioni di euro, con circa duemila soci prestatori.  Una situazione più piccola ma abbastanza grande da fare intervenire la Lega delle Cooperative per evitare situazioni di sfiducia a catena.

Non interessa sapere come si arrivò alla situazione di crisi e la sua storia, vi racconto come è andata a finire, perché alcune cose, se la strada fosse  il concordato preventivo potrebbero succedere qui. Ovviamente sono possibili altre ipotesi. E’ possibile il salvataggio vendendo dei beni, ne parla oggi il Piccolo ipotizzando la vendita de “Le Torri”, o il caso estremo di fallimento.

Cosa è il concordato preventivo?
Nel concordato preventivo l’azienda, in quest caso la cooperativa, propone ai creditori che sono lavoratori, fornitori, banche, prestatori un accordo, ossia l’importo che gli viene restituito e con quali modalità. L’accordo viene presentato ai creditori e viene votato e se raggiunge la maggioranza, non delle persone ma del capitale da versare, è valido e l’azienda deve adempiere agli obblighi che si è assunta.

In CMR nel concordato preventivo, che venne approvato ad inizio 2012, si disse che ai soci prestatori, non ci interessano le altre categorie, sarebbe stato restituito il 91,75% dell’importo versato. Nel concordato si dice che “dovrebbe consentire una soddisfazione” e si da un termine indicativo di 3 anni dal concordato. Ciò che è successo sinora è che i soci non hanno visto un euro della somma concordata poiché dalla vendita degli immobili della cooperativa non ci sono state abbastanza entrate. Qualche soldo però i soldi lo hanno visto, ossia il 25% della somma versata. Infatti oltre al concordato c’è stata una azione da parte della Lega delle Cooperative che si è offerta di acquistare il 50% del credito ai soci prestatori. L’acquisto del credito significa che sarebbe stata la lega coop ad versare ai soci il 50% di quanto versato, diventando creditori della cooperativa ed attendendo di riavere i soldi pattuiti nel concordato. Giova ricordare che comunque le cooperative operaie non sono all’interno di Lega Coop, cui invece appartengono le Cooperative Nord Est. Una operazione del genere allora potrebbe essere all’interno di una operazione complessiva che le coinvolge.
In sintesi i soci avrebbero dovuto ricevere il 50% subito ed il 91% del rimanente quando la cooperativa avrebbe avuto liquidità.

Ho usato il condizionale poiché come vi ho decritto prima il 91% non si è ancora visto, del 50% ai soci è stato versata solo la metà, “sotto elezioni” si dice, ed un ulteriore 15% a fine 2013. Il restante 10% promesso non lo hanno ancora visto.

Nel frattempo gli unici ad essere completamente soddisfatti sono stati i due commissari giudiziali. Per il loro lavoro è previsto un onorario a percentuale da un minimo ad un massimo. Secondo il minimo avrebbero dovuto ricevere 600.000 euro. Ne hanno ricevuto quasi un milione e mezzo.

Giova ripetere per finire che nessuno può dire ciò che succederà a Trieste, ma una delle soluzioni possibili è questa.

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