Ossimori della salute mentale a Trieste: le istituzioni leggono la deistituzionalizzazione.

mattiUna voce famosa della Radio, Massimo Cirri, il sindaco, la presidente della provincia, l’assessore alla cultura, il senatore, il questore,  il presidente dei giovani imprenditori della Confcommercio, medici, attori, giornalisti, magistrati, tutti  a leggere brani della ristampa del libro di Peppe Dell’Acqua “Non ho l’arma che uccide il leone”. Una “serata-evento”, così è stato definita, all’interno della “Giornata mondiale della salute mentale”.

Unici assenti i matti. Forse non sanno leggere? Forse non hanno la intonazione giusta? Forse, solamente, hanno dovuto lasciare spazio alle istituzioni, a coloro che dovevano apparire nelle foto.

Del resto il Piccolo ha intitolato bene, con la sensibilità che mostra sempre “Il libro di Dell’Acqua all’OPP, storie di matti lette dai sani“. Errore del titolista probabilmente, ma il titolo ha fatto il giro di facebook, twitter, ripreso anche dallo stesso autore del libro.

Pare che oramai i matti siano il contorno si coloro che sui matti parlano, scrivono, si incontrano.

Interessante leggere questo articolo di Anita Eusebi apparso su forumsalutementale (vedi).

Li ho visti emozionarsi, ridere, commuoversi, ballare. Li ho visti seri, stanchi, con lo sguardo che ti scruta e poi se ne va per fatti suoi. Li ho visti seduti sui gradini del Teatro Basaglia a chiacchierare, sdraiati sui prati a godersi un po’ di sole, a Il Posto delle Fragole a prendersi un caffè. Ne ho visti pochi con un microfono in mano a raccontare e raccontarsi, sul palco. Alcuni, emozionatissimi, hanno letto e recitato storie di vita, di manicomi, di follia (scritte da psichiatri…). marco_cavallo-300x200La maggior parte di loro è stata un insieme di comparse, hanno affollato il dietro le quinte, da attori non protagonisti, i loro volti e le loro voci hanno riempito tempi e luoghi non istituzionali, come quelli delle pause tra un intervento e l’altro da programma, o quello del dopocena quando il racconto sembra venire più scorrevole e si fa confidenza, gli sguardi, le lacrime e i sorrisi sono più sinceri, e i relatori in giacca e cravatta sono a cena altrove, e in altra compagnia.

Oggi probabilmente a fare Marco Cavallo verrebbe chiamato il grande artista, i matti al massimo a seguire le autorità che scendono con il cavallo per la città.
Oggi Rosetta non farebbe un duetto con Ornette Coleman.

Chissà che direbbe Franco Basaglia.

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