“Voglio la grana”. Mario Adinolfi a Trieste.

10559942_647281718700496_2399136402515494620_nMario Adinolfi, a supporto dei suoi discorsi dice che, da giornalista,  per dare una spiegazione al perché si verificano delle cose occorre “seguire i soldi“. Magari contando i libri venduti dalla seconda moglie, quella sposata a Las Vegas, all”incontro di presentazione a Trieste, si può intuire il nuovo corso di Marione il pokerista. Terminata per ragioni anagrafiche la lotta al fianco dei  giovani fino a quarant’anni (c’è da dire che non si è mostrato troppo intelligente, poteva tenersi largo), ecco che ha trovato una nuova nicchia da far fruttare. Della sua carriera vissuta “di palo in frasca” interessante leggere questo articolo (Vai).

A Trieste non ci sono le due camionette di carabinieri a difenderlo, solo un funzionario della Digos a controllare. Siccome a Trieste siamo speciali la “contestazione”, se così si possono chiamare qualche sbuffo o applauso tiepido, viene da destra. A qualcuno non va giù che Adinolfi sia stato e sia un “comunista”, uno di sinistra come lui si presenta. Democristiano non si definisce, anche se al parterre de croix sarebbe piaciuto. In mezzo a focolarini e sentinelle si potevano intravedere democristiani storici, Sasco e l’ex sindaco Richetti tra gli altri.

Dopo un presentazione del presidente del “Circolo culturale Mons. Lorenzo Bellomi” che avrebbe preferito, appunto, che Adinolfi non avesse usato “la vecchia categoria destra-sinistra”  inizia ricordando che i suoi esordi in politica furono a 15 anni preparando una manifestino con scritto “NO ALL’ABORTO”.

La costruzione del suo pensiero è abbastanza semplice e si basa su un assunto : “Se vengono approvate le unioni civili si aprono le porte dell’inferno“. Per fortuna che se ne può parlare perché, se fosse passata  la legge Scalfarotto, “oggi la Digos sarebbe venuta ad arrestarmi, non a tutelarmi“. A proposito, la legge Scalfarotto avrebbe dovuto essere approvata a Pasqua, lui ha scritto “Voglio la mamma” e l’iter si è fermato, insomma lo ha fermato lui, fa intendere.

Perché dalle unioni  civili si passa all’inferno? Poiché tutto poi diventa lecito di conseguenza. Come esempio porta la storia dell’acquisto di un bambino da parte di Elton John e del suo compagno. Racconta che una donna ha fornito l’ovulo, un’altra ha fatto la gravidanza, che si faceva portare da DHL ogni giorno il latte della madre, che il bambino piangeva sempre. Quando passa a parlare di eutanasia porta ad esempio la  donna inglese di 86 anni che è andata a morire in Svizzera perché  “non si adattava alla tecnologia”, accompagnata dalla nipote unica erede. Ecco, a questo si arriverà con le unioni civili, che arriveranno se sarà approvata la legge Scalfarotto, che, aggiungo io sarà approvata se non si compra “Voglio la mamma”, “Un libretto piccolo, da portare con se, per rispondere adeguatamente“, dice Adinolfi.

Tutto quello che sta in mezzo, non a caso parla solo di uteri in affitto e ad esempio non pronuncia mai la parola “adozione”, non gli interessa.
In mezzo racconta un po’ di storie. Racconta della Sapienza in cui, a psicologia, si insegna che ci  sono 200.000 figli di coppie monogenitoriali ed invece ce ne sono 475, degli aborti che sono diminuiti solo in teoria poiché vanno contate le pillole del giorno dopo che vengono distribuite. Racconta che un single paga le stesse tasse di una famiglia con 8 bambini.
matrimonio-tra-Mario-Adinolfi-e-Silvia-Pardolesi-a-Las-Vegas-07Poi irrefrenabile, torna ai soldi, e fa un esempio, “poichè tutto è collegato“, le case di moda vorrebbero che le bambine “si vestissero da mignottelle“. E si sa quale sia la lobby che guida la moda…

Insomma, Mario Adinolfi contro “l’umanità dolente” come la chiama lui. Fino alla prossima nicchia di mercato teniamoci questa Vanna Marchi della coppia naturale.

(L’immagine AA Adinolfisti Anonimi è di Aglaja)

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4 Responses to “Voglio la grana”. Mario Adinolfi a Trieste.

  1. Arcimboldo says:

    Sbuffi e tiepidi applausi? Anziché scrivere avendo solo letto il libro (meglio che niente, è vero!), non poteva perlomeno venire a sentirlo dal vivo?

  2. Arcimboldo says:

    Gli applausi erano forti e convinti, forse molto di più di quanto lo erano quelli alla Miriano. Se poi li definisce tiepidi, vabbeh, l’udito non funziona per tutti in modo uguale.

  3. creninsider says:

    Non capisco cosa sia chiaro nella frase “qualche sbuffo o applauso tiepido”. Qualche significa qualche, né la maggioranza, né tanti. Del resto delle perplessità da destra si sono notate anche sul gruppo delle mamme triestine.

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