Più che il filo-nazismo poté il capezzolo, le strane policy di Facebook

10505273_10204419991444838_7860227036378769503_nLo ammetto, solo una analisi superficiale può far pensare che il post fatto da Lanfranco Lancione ex consigliere comunale di Rifondazione, titolare di impresa di pompe funebri, fosse “discriminazione di persone in base a razza, etnia, nazionalità, religione, sesso, orientamento sessuale, disabilità o malattia“, come dispongono le regole di Facebook. Magari la postilla che “Facebook non consente i contenuti che incitano all’odio, ma attua una distinzione tra contenuti seri e meno seri ” lo ha salvato perché a qualcuno fa ridere. Forse una analisi approfondita ha consentito di valutare la frase come un auspicio per un orario di apertura per le visite più ampio.
Indifferente le motivazioni parecchi utenti hanno segnalato a Facebook il post ottenendo, perlopiù, due risposte successive. La prima segnalava che “il contenuto non violava gli standard”, seguita da un’altra in cui si diceva che “non era possibile valutare il contenuto in quanto già rimosso dall’autore”. Comportamento pilatesco è risolto dal consigliere che nel frattempo lo aveva rimosso perché “era solo una provocazione“.

E’ ben bizzarra la policy di Facebook, e la sua applicazione. Se ci fosse un chiaro orientamento per la libertà di opinione ed espressione, atteggiamento anche condivisibile, il problema non si porebbe, ma così non è.  La scelta appare del tutto discrezionale e casuale, comunque non omogenea con le regole che il sito si è dato.
Così i gatti in bottiglia, palese falso, sono stati censurati, così come foto di ubriachi  addormentati. Hanno strada spianata invece foto di bambini o donne che hanno subito violenza anche se vengono usati come attrattori di like. Ci sono ancora inoltre  sulla pagina di Stamina e di Vannoni foto di bambini malati. Il garante della privacy ha detto che non sono pubblicabili ma a Facebook vanno bene.
L’altro giorno ho fatto un esperimento facebook_01, ho postato la foto a destra (la ho qui censurata poiché Facebook censura anche se il link porta a foto “proibite”) ed è scattata la rimozione.

Del resto “Facebook applica una politica molto severa in materia di condivisione di contenuti pornografici e con riferimenti espliciti al sesso, specialmente nel caso in in cui siano coinvolti dei minorenni. Imponiamo anche delle limitazioni alla pubblicazione di immagini di nudità. È nostra intenzione rispettare il diritto delle persone di condividere contenuti importanti per loro, siano essi fotografie di una scultura come il David di Michelangelo o foto di famiglia di una madre che allatta al seno il figlio.

La tetta che allatta è pura, il resto è peccato.

 

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2 Responses to Più che il filo-nazismo poté il capezzolo, le strane policy di Facebook

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