Trieste raccontata a dei ragazzi bielorussi di Chernobyl. Castelli, fascismo e caffè.

Stamattina ho incrociato un gruppo di bambini e ragazzi bielorussi in visita alla città di Trieste perché, come mi ha detto la loro accompagnatrice, “ogni anno ospitiamo dei bambini provenienti dalla Bielorussia per due mesi e scegliamo una città per far conoscere loro la storia e l’arte, quest’anno abbiamo voluto mostrargli i castelli“.
Ometto la associazione, perché da un lato si tratta di una azione meritoria, e dall’altro comunque ho qualche perplessità sul business delle associazioni. In ogni caso si tratta di bambini che vivono due mesi di leggerezza per cui passo oltre.

Li ho incrociati in Piazza dell’Unità e mi ha incuriosito quello che raccontava la loro accompagnatrice con accento emiliano.
fontanaTrieste è diventata italiana appena nel 1954, dopo un governo provvisorio degli Stati Uniti, Inghilterra e Francia“, questo l’incipit che riesco ad afferrare. Forse del periodo dal 1918 al 1942 ha già parlato, anzi sicuramente si perché inizia a parlare del fascismo. “Trieste è sempre stata città nazionalista, a Trieste c’era la Risiera, campo dove venivano internati ebrei e comunisti che venivano poi mandati ad Auschwitz.
Continua e per consentire ai ragazzi di capire meglio il concetto mostra la fontana dei 4 continenti la quale, siccome c’era la statua di un africano “era stata coperta da Mussolini con un telo nero“. pannelloConclude la collocazionie storica-politico-ideologica di Trieste mostrando davanti ad un pannello in cui si può vedere una foto “una sfilata nazionalista del regime degli anni 20“. Peccato, bastava leggere la didascalia o anche vedere gli abiti delle persone per capire che si trattava dei funerali di Francesco Ferdinando.  Avrebbe potuto capirlo poi dal fatto che la fontana dei continenti non era coperta da un drappo nero.

Finalmente poi lascia da parte la storia e passa alla cultura. “Poi, se lo troviamo, andiamo al caffè degli specchi dove scrivevano Joyce, Svevo, Stendhal e Saba.  Adesso io entro e bevo un caffè così voi lo vedete“. Mi viene il dubbio che si riferisse a Joyce.

Abbandono il gruppo, dopo aver chiesto chi fossero e quanto sarebbero rimasti a Trieste davanti al Palazzo della Borsa. Allontanandomi sento che descrive il bel teatro neoclassico di Trieste.

Purtroppo partono stasera. altrimenti avrei cercato di far si che il comune o turismo fvg offrisse a questi ragazzi una visita guidata, certamente avrebbero fatto il loro dovere di ospiti. E certamente i ragazzi avrebbero sentito delle notizie più corrette ed anche con meno ideologia.

 

 

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