Khalil 26 anni. Socialmente pericoloso. Morto.

afghanoCi sono modi e modi per raccontare le tragedie, perché la morte lo è sempre. Ci sono maniere diverse di fare la cronaca di un episodio, di approfondire o meno una storia. Ci sono modi per essere benevoli o meno.

Luglio 2008.  Una signora di 88 anni muore annegata sulla riviera di Barcola a Trieste, un incidente. Si racconta l’episodio, ma si racconta qualcosa della sua vita, dove abitava che faceva, si fanno dire due parole alla figlia.

Luglio 2011. A Trieste muore “Il sindaco di Borgo”, personaggio noto a Trieste negli anni 70. Un bullo che poi però, raccontano le cronache, ha avuto “qualche storia di droga, qualche aggressione, qualche improvvisa esplosione di Violenza”. Il Pubblico Ministero in un processo chiede 9 anni e lui sbotta “Sior giudice no go miga copado el Papa”. Alla fine diversi anni di carcere li fa ma il giornalista conclude dicendo “Mulon che sbagliava ma di gran cuore”.

Luglio 2014, l’altro ieri. Suicida in mare  K.N, 26 anni, migrante rifugiato afghano, pregiudicato, tenuto sottocchio dalla procura in quanto socialmente pericoloso, con precedenti per violenza sessuale, seguito dai servizi di salute mentale.
toltoildisturboQuesto il quadro disegnato per descriverlo. Il giornalista alla fine, bontà sua, parla di “stato di disagio in cui  vivono alcuni rifugiati, specie se provenienti da esperienze infantili con inenarrabili”. Prima però non ha perso occasione per dire che K.N. “ha tolto il
disturbo da questo mondo”

K.N ha un nome, Khalil. Ha una famiglia, arrivata 10 anni fa nella nostra città
con una attività di pizzeria. Dopo il capofamiglia pian piano sono arrivati gli altri componenti. Khalil aveva una mamma, una fratello, una sorella che studia qui, un cugino. Era il più debole, aveva dei problemi per cui era seguito dai servizi. In aprile era stato arrestato poiché aveva toccato il seno ad una ragazza. Mi chiedo se la descrizione di tutto ciò debba diventare “con precedenti per violenza sessuale”.

Perché questa disattenzione, perché non raccontare una storia? Perché non approfondire come si fa con qualsiasi caso di cronaca. Forse approfondendo un po’, solo chiedendo il giornalista avrebbe potuto scoprire che Khalil prendeva medicinali che gli rendevano gli arti poco reattivi. Perché archiviare tutto come suicidio?

Domani ne parlerà Paolo Rumiz sul Piccolo, speriamo sia di sollievo, almeno un po’, per la famiglia di Khalil, un nostro concittadino morto a 26 anni.

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One Response to Khalil 26 anni. Socialmente pericoloso. Morto.

  1. aarontsaba says:

    Io e te siamo sicuramente più socialmente pericolosi di Khalil, teniamolo presente quando si tratterà di buttarsi e magari anche salvarlo.

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