Tangenti a Venezia, una occasione per Trieste e per la cultura.

miraccogalanCome sempre succede dalle cose brutte qualcosa di positivo si può sempre cogliere.
Le cronache raccontano di un Franco Miracco che, nelle vicende legate al Mose di Venezia, su richiesta di Galan, chiama l’amministratore delegato della Mantovani affinché si metta in contatto col commercialista della regione Veneto. Lo scopo, ma Miracco non lo sa, magari pensava fosse una richiesta dell’ISEE, era il perorare un “aiuto” per restaurare parte della sua villa. Non voglio cadere nella trappola del “non poteva non sapere”, certo che la posizione appare imbarazzante. Miracco stesso in una intervista aveva affermato “Galan lo ho creato io”, ed il connubio era talmente stretto tra i due che Galan nelle cronache veniva  chiamato Galacco. Si sa però che anche nelle coppie più collaudate ci sono piccoli segreti.
Non prova imbarazzo il sindaco Cosolini che in un tweet dice “Non pare ci sia un coinvolgimento“. miraccocosolini Menomale che il “pare” salva da future possibili sorprese. Certo è che, lasc iata da parte la questione  “Galacco” o  “Miralan” che dir si voglia, il sindaco dovrebbe essere invece imbarazzato dalla assenza dell’assessore, in una città in cui la cultura dovrebbe essere uno dei traini economici. Certo le cose si fanno, a prescindere dall’assessore, ma magari avere una presenza più attiva e fattiva aiuterebbe a farle meglio.

L’ultimo “vero” assessore alla cultura che ha avuto Trieste è stato Roberto Damiani, dopo di loro, spiace dirlo, l’assenza di programmazione, visione, apertura.
Il primo Paris Lippi, scuola Fronte della Gioventù e MSI, era la rivalsa della destra sulla cultura. Nel suo cv mi piace segnalare e ricordare la sua partecipazione al processo di Bologna: “Gilberto Paris Lippi, [Fausto Biloslavo ed Antonio Azzano]. Questi ultimi tre il 1° luglio 1981 vengono arrestati per ordine della magistratura di Bologna per reticenza e falsa testimonianza in merito a loro soggiorni nel Libano, in campeggi paramilitari dei
falangisti. Due giorni dopo viene precisato che l’inchiesta si colloca nel quadro delle indagini sulla strage del 2 agosto alla stazione ferroviaria” . Non è cultura ma in quest’ultimo campo le informazioni scarseggiano.
Segue Massimo Greco di cui si narrano le liste di proscrizione, “niente quello che è comunista, ecc” ed un busto di Mussolini nell’ufficio, ma magari sono leggende metropolitane.
Con Cosolini una svolta, viene nominato assessore Andrea Mariani. La sintesi  del suo pogramma di insediamento sta in una intervista di Gabriella Ziani sul Piccolo, “Osare con le idee. Trasferire il patrimonio etico-culturale di Trieste dalle generazioni vecchie a quelle giovani. Rimettere in circolazione il sangue misto di questa città, fatta di gruppi troppo settoriali.” Invita agli “Stati generali della cultura” 230 associazioni ed operatori, da qui vuole partire. Si dimetterà 8 mesi dopo con la formula dei “motivi personali”. Chiunque sa che è una formula diplomatica, si dice che da mesi non parlasse col sindaco e che non fosse gradito nel suo entourage. Mi si lasci una considerazione, uno spunto, forse non andava bene in Mariani l’apertura, il colloquiare su progetti, si intravedeva un criterio meritocratico quando, sappiamo, in questo campo spesso basta bussare alle persone giuste e conoscere chi sta dall’altra parte della porta.

Dopo le dimissioni di Mariani il sindaco assume l’interim dell’assessorato, da luglio 2013 nomina un consulente, Franco Miracco. Un incarico annuale con un compenso di 3000 euro al mese.  Sette mesi dopo, dopo aver studiato  molto, come racconta il Piccolo (qui l’articolo di Fabio Dorigo)  “Ha letto un centinaio di libri sul caso” Trieste (dall’identità di frontiera di Magris e Ara fino a Trieste, o del nessun luogo di Jan Morris ) e sta lavorando a un progetto.“, senza aver prodotto alcunché, viene nominato assessore, sebbene, parole sue “Fare oggi l’assessore in un Comune è una disgrazia.“.

Chi lo ha voluto? Si dice che fosse fortemente gradito dal direttore del Piccolo Paolo Possamai. Gli interessi che si incrociano tra Trieste e Venezia sono forti. Ne avevo parlato in novembre riguardo il ritiro della candidatura di Trieste da capitale europea della cultura (Vedi).
La mancata candidatura a capitale della cultura è solo una voce della lista delle innumerevoli cose  preannunciate dall’assessore e non  fatte, ultima la installazione di Kounellis al  museo Henriquez. Su Kounellis poi tra sindaco e assessore c’è stato un simpatico siparietto sulle colonne del quotidiano. Trieste aveva una opera di Kounellis, alla pescheria, ma è stata smantellata perché lì dovrà andare l’immaginario scientifico. L’assessore dice che la scelta va ripensata, ma poi ci ripensa ed il ripensamento finisce in cantina.
Non è tutta responsabilità di Miracco se la mostra dei capolavori dell’Hermitage  sia nel novero delle cose annunciate e non fatte, sicuramente c’è nella mostra di Ugo Guarino che oramai di tre mesi in tre mesi viene posticipata.

L’assessore oramai si vede a Trieste raramente, non si potrebbe pensare a delle “ragioni personali” per dare una svolta?

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One Response to Tangenti a Venezia, una occasione per Trieste e per la cultura.

  1. aarontsaba says:

    La meritocrazia nella cultura è un concetto sfuggente, stabilire quale sia la qualità delle connessioni e dei rimandi nell’arte è fuorviante. Ma un assessore ascolta le istanze degli interessati, se ne fa interprete e portavoce col sindaco, con gli uffici e con il pubblico infine. Improvvisamente tutto diventa davvero questione di cultura.

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