Non di sole tangenti vive la politica. Maltauro, Trieste e il Michelangelo mancato

1993-FRESCO-AT-VINTNERS-PALACE-LONDON-12-MT-DIAMETROMaggio 2013, a Trieste la mostra di quello che viene definito un “Michelangelo moderno”, Ricardo Cinalli. Per lui e la sua mostra, “La metafora del perturbante”, si aprono le porte del Salone degli Incanti  a costo quasi zero,  212 euro al mese con l’aggiunta di un dipendente comunale per la biglietteria. In cambio il comune avrebbe incamerato gli incassi, poca cosa perché la mostra è un quasi fallimento.

Come nasce la mostra? Ad organizzarla è una associazione, Woland, costituitasi esattamente 6 mesi prima della mostra. Il sindaco Cosolini, a quel tempo Miracco ancora studiava, pagato, per assessore, ne rimane folgorato. Sarà che la mostra a Trieste sarebbe poi andata a Venezia, Milano, Firenze, Roma e Palermo, in realtà poi è finita ad Oderzo e poi se ne sono perse le tracce. Sarà forse che il maestro Cinalli aveva curriculum di tutto rispetto come una mostra a Venezia, a Ca’Pesaro, curata da Barbara Fornasir, mostra della quale lo stesso curatore di Ca’ Pesaro è rimasto talmente impressionato da dichiarare che mai c’è stata. Fatto sta che la mostra ottiene la coorganizzazione da parte del comune. Tanto è l’entusiasmo da parte della amministrazione comunale che gli organizzatori lo percepiscono mandando inviti indicanti la coorganizzazione già un mese prima che essa venga decisa.
Veniamo alla associazione Woland. presidente è Claudio Crismani.
E’ casuale che i “Cittadini per Trieste” che appoggiavano la sua candidatura, abbiano organizzato un concerto, cui ha presenziato Roberto Cosolini durante la campagna elettorale?
E’ casuale che alla associazione appartenga Alessandra Tombesi, figlia di Giorgio Tombesi, presidente per anni della Camera di Commercio e moglie di Claudio Crismani?
E’ casuale che socia sia Marina Barbotti, presidente della Biennale Diffusa che si è tenuta in porto Vecchio, della quale era responsabile artistica Barbara Fornasir e nella quale all’ultimo momento è stata aggiunta tra le espositrici la “artista” Alessandra Tombesi?
E’ casuale che la associazione abbia sede presso il commercialista Alfredo Paparo revisore dei conti del teatro comunale Giuseppe Verdi?
Niente di illegale è sotteso a queste domande, forse si evidenzia uno stile, comune a qualsiasi amministrazione. Ci sono persone che possono presentare progetti più facilmente di altre, non esiste un sistema meritocratico ma basta avere gli agganci giusti per aprire le porte. C’è chi può fare un numero di telefono ed avere udienza ed appoggio, ed invece chi magari trova più difficoltà.
La mostra ha avuto indubbiamente dei costi, chi ha messo dei soldi?
La fondazione Cassa Risparmio Trieste, fondazione bancaria in cui è forte il controllo politico., Vice presidente è Adalberto Donaggio, successore alla Camera di Commercio di Giorgio Tombesi.
La Zanutta Fadalti, azienda che aveva acquisito da poco una azienda in crisi, la Fadalti. Tra i commissari straordinari della Fadalti il commercialista Alfredo Paparo.
Infine la Maltauro, oggi nelle  cronache per tangenti riguardanti Expo 2015, azienda legata agli interventi in Porto Vecchio.
Anche qui, a scanso di equivoci niente di illegale. Ci si può però chiedere quale sia il meccanismo che porti Fadalti o Maltauro a sponsorizzare una simile mostra?
Quanto hanno pagato gli sponsor non è dato di sapere. La associazione avrebbe dovuto presentare un bilancio a 60 giorni dalla conclusione della mostra. Richiesto il bilancio il comune ha deciso che “non le viene dato poiché non è terzo interessato a conoscere i dati”.
Magari qualche consigliere comunale ora sarà stimolato a farlo.

 

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