“Gavemo le carte” (aggiornato)

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“Gavemo le carte” è il refrain standard dei militanti del Movimento Trieste Libera. Erika T. stamattina è comparsa davanti al magistrato, il Procuratore della Repubblica dottor Frezza, per essere interrogata.
Il 18 novembre la militante del movimento, per assistere ad una seduta della Provincia presentava un documento del TLT. L’usciere della provincia non se ne accorgeva e un successivo controllo della Digos portava all’apertura del fascicolo.
Il confronto di questa mattina è durato poco, la militante accompagnata dall’avvocato Sponza, ha dichiarato di “avvalersi della facoltà di non rispondere”.

Viene da chiedersi se l’atteggiamento tenuto non sia principalmente una salvaguardia del movimento e dei suoi dirigenti. E’ evidente che l’aver presentato il documento del TLT non può essere considerato un falso, probabilmente questa ipotesi è stata una interpretazione giornalistica, e a quanto risulta la stessa non ha fornito in quell’occasione generalità false. Maggior responsabilità dell’episodio è sicuramente da ascrivere a chi ha accettato il documento senza controllare.

Viene da pensare che in realtà l’obiettivo di Frezza sia diverso, che l’interesse fosse centrato su chi, con che modalità, e per quali motivi rilascia le carte di identità del movimento.
Il giorno stesso Roberto Giurastante aveva dichiarato: “In carenza di questo (nota: qualcuno che emetta dei documenti), bisogna che i cittadini dichiarino le proprie generalità sulla base di documenti che sono rilasciati anche autonomamente da movimenti, come il nostro,che si riconoscono nei tratta internazionali validi“. Ossia il Movimento Trieste Libera emette documenti di identità in piena regola, o almeno così lo affermano, ed anche oggi è stato ribadito che è un diritto “esibire il documento di riconoscimento del nostro movimento
Del resto sul sito si legge che per il rilascio bisogna presentarsi di persona “con un documento di identità valido, nomi e cognomi dei genitori e due fototessere recenti”. Le fototessere si possono fare con lo sconto in un negozio convenzionato. I nomi dei genitori probabilmente servono per scremare e mantenere la triestinità. Il documento valido induce a qualche perplessità, che basti un documento rilasciato dalla Repubblica Italiana o occorre una certificazione dell’ONU? Certo si tratta di folklore, anche non originale visto che la lega già nel 1996 aveva stampate documenti padani.


Sarebbe opportuno però fare una riflessione su quanti, sempre in maggior numero, in nome del TLT, si ritrovano a fronteggiare grane giudiziarie, come quell’automobilista fermato per mancanza di revisione che ha fatto ricorso al giudice di pace poiché “i carabinieri non potevano multarlo in quanto forze armate irregolari (nel TLT)”.
Vien da chiedersi se alla fine questi “martiri del TLT”, non pagheranno un prezzo troppo alto per le loro micro-guerre. Viene in mente “armiamoci e partite” pensando ai 50 cittadini condannati in solido dal TAR a pagare 4500 euro e scoprendo che gran parte dei leader del movimento non ci sono “perché c’era fila sulle scale quando c’era da firmare il ricorso“.

Che il magistrato stia pensando piuttosto a reati come la istigazione a delinquere?

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