Una casetta nel TLT

TLT_tavolare1Il Territorio Libero di Trieste esiste ed è ancora in vita, occupato dall’invasore italiano? Per dimostrarlo non occorre imbarcarsi in costose cause internazionali, salire le scale del palazzo di vetro per bussare al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, basta andare dalle 9.10 alle 12.20 in Via Carpison all’Ufficio Tavolare (il venerdì sino alle 11.40, non vorrei che si fermasse la rivoluzione a causa di una mia imprecisione).
Dal Tavolare si può uscire con “la carta”, quella che dimostra che il TLT esiste, anche, per degli organi amministrativi dello stato italiano. Bisogna dar atto che gli indipendentisti sono dei cacciatori di documenti eccezionali. Qualsiasi cosa che contenga la magica sigla “TLT” diventa oggetto di attenzione, diffusione e speculazione. Purtroppo c’è la tendenza a raccontare solo ciò che dimostra le proprie tesi o, addirittura, a modificare leggermente il tutto, pro domo TLT ovviamente.
Veniamo ai fatti, così come raccontati dal movimento. La storia della incredibile scoperta viene raccontata sul sito dell’MTL (Vai all’articolo) con il titolo “La prova dell’esistenza de facto del TLT”.
In sintesi la eccezionale scoperta è questa. Esiste un bene appartenente a “DEMANIO DELLO STATO – SOVRAINTENDENZA DELL’AMMINISTRAZIONE DELLE POSTE E TELECOMUNICAZIONI DEL TERRITORIO LIBERO DI TRIESTE” che qualcuno, un “lianta” evidentemente (lianta sono gli italiani secondo un vecchio modo di parlare dei portuali), nel 1994 vuol trasferire alle “Poste Italiane”. Tale cambiamento viene accettato dall’Ufficio Tavolare, e nel 1995 viene chiesto, e si ottiene che venga ripristinata la proprietà iniziale. La prova innegabile del’esistenza del TLT, che viene anzi ratificata addirittura da un organo amministrativo italiano. Un incredibile autogol in quanto “La palazzina di Via Bellavista assume quindi un valore determinante nella disputa legale in corso sul TLT. E’ la prova assoluta dell’invalidità di tutti i trasferimenti del patrimonio pubblico del TLT e del PLT (Porto Libero di Trieste) fatti dalle autorità della Repubblica italiana a favore di se stessa. Ed è la prova dell’esistenza incontestata ad oggi del Demanio dello Stato del Territorio Libero di Trieste. E con esso del Territorio Libero di Trieste.”
Le cose in realtà non stanno così,o meglio stanno così raccontando solo parte della storia, ovviamente la parte che interessa.
Cerco di sintetizzare quanto in realtà successo. Nel 1950 la palazzina viene acquistata dal demanio e viene gestita dall’ente esistente al tempo, ossia le poste del TLT. Con il 1954 semplicemente il demanio e tutte le sue proprietà passano alla stato italiano, ciò non è un trasferimento di proprietà., ossia il demanio diventa demanio italiano, senza bisogno che questo sia trascritto. Arriviamo nel 1994, succede che “L’Ente Poste Italiane” presenta una domanda per una variazione che non riguarda la proprietà ma la consistenza della proprietà.

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Succede che il giudice tavolare accetta la richiesta, infatti basta verificare che essa è ancora valida, e ritiene di cambiare la denominazione di proprietà.

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Nel 1995 semplicemente egli stesso chiede di tornare alla dicitura originale in quanto non era stata richiesta. Il motivo più plausibile non è quello del riconoscimento del TLT, ma il fatto che con quell’atto la proprietà passava dal demanio (italiano) ad un ente che era in corso di privatizzazione.

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Ecco quanto successo in realtà, gli indipendentisti ne raccontano ovviamente solo la fine, adattandola alle loro teorie.

Viene da chiedersi del perché , se sia solo leggerezza o sia strategia.
Provo a fare due ipotesi. La prima è minimalista:i fan del movimento appena vedono un documento con scritto TLT perdono la testa. Pavlovianamente la risposta allo stimolo non consente di ragionare sul contenuto.
Penso però che piuttosto si tratti di “costruzione del mito”.Tutto serve a tenere uniti, a far sfilare, a raccogliere soldi. Il militante indipendentista è acritico e va nutrito di questi documenti.
Lo scopo è quello di arrivare al TLT o di mantenere in vita il movimento?

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