“Gente con curriculum”

Schermata 11-2456612 alle 18.23.00L’occasione di capire la fase due del Movimento Trieste Libera viene dall’Assemblea Pubblica che si è tenuta, a due mesi dalla manifestazione di settembre, presso la sede di Piazza della Borsa, orfana da qualche giorno delle bandiere per volere della sovrintendenza. Motivo dell’incontro la denuncia contro i magistrati del TAR che hanno rigettato il ricorso presentato da Giurastante insieme ad altri 56 cittadini. In sala una quarantina di persone, altrettante seguono la diretta streaming.
Padroni di casa Roberto Giurastante, portavoce del movimento in camicia bianca con alabarda, l’Avvocato Nicola Sponza, il Presidente del movimento Stefano Ferluga che a dire il vero parlerà ben poco. Interverrà molto invece, anche su richiesta di Giuraatante, Paolo Parovel, direttore della “Voce di Trieste” nonché, sottolineiamo per precisione, non iscritto al Movimento.

Giurastante presenta la assemblea come la prima dopo il silenzio stampa dovuta agli organi che stanno gettando fango ed aggredendo il movimento: Il Piccolo, Il Primorski, Rai3, ed altri.
Poi si passa subito al merito, il ricorso al TAR. Oggetto del ricorso erano le elezioni regionali che il Movimento dichiara illegittime “Come se l’Italia facesse svolgere le elezioni del Canton Ticino”, illegittime perchè il FVG ingloba uno stato indipendente, ovviamente il territorio Libero di Trieste.
Naturalmente, ma lo sa anche Giurastante, un tribunale italiano non può che rigettare il ricorso, ci fosse stato “un tribunale del TLT che non esiste poiché abolito dallo stato occupante”, allora ci sarebbe stata giustizia. Così i magistrati vengono definiti “eversori dell’ordinamento italiano ed internazionale” e che “sembrano provenire da un tribunale speciale fascista” e la cui ricostruzione “è molto fantasiosa”. A questo punto Giurastante annuncia il cambio di strategia, non quella di impugnare la sentenza davanti al Consiglio di Stato (anche se in seguito riaffiorerà l’intenzione), ma denunciare i giudici eversori. Denunciare a chi? Alla procura competente che è quella di Bologna, ma per non farsi mancare niente anche al governo italiano ed all’ONU.
Niente si dice di quello che succederà ai 56 cittadini che hanno fatto ricorso al TAR assieme a Giurastante e che sono stati condannati a pagare in solido 4500 euro, 5000 invece la condanna per il portavoce. Non una parola sul significato di “in solido” ossia che ognuno dei 56 potrebbe essere chiamato a versare la somma totale. Giurastante afferma che, nella sentenza di 65 pagine, i magistrati vogliono intimidire i cittadini con accuse di istigazione a delinquere, istigazione a disobbedire alle leggi, attentato alla sovranità dello stato. In realtà, credo, i cittadini dovrebbero preoccuparsi del momento in cui gli verrà chiesto quanto dovuto. A quel punto il movimento se ne farà carico?
Pare chiaro l’intento dei magistrati di dividere chi guida ufficialmente il movimento e coloro che o seguono.
Ciò che non va giù a Giurastante è il punto 23 della sentenza che vi riporto integralmente perchè centrale:

23. Considerata la natura intrinsecamente e dichiaratamente eversiva del presente ricorso (sostenuta con convinzione e onestà intellettuale dall’instante), questo Collegio è costretto ad esaminare alcune questioni di principio.

Come noto, nelle libere democrazie occidentali, quale è l’Italia, di cui sia il ricorrente sia gli interventori sono liberi cittadini, campeggia – tra le altre libertà – la libertà di opinione e di espressione. Ne consegue che anche tesi giuridicamente infondate e storicamente fantasiose, come quelle esposte nel presente ricorso, possono essere liberamente e pacificamente espresse.

23.1 Peraltro, come ogni libertà, anche quella di parola e di opinione deve sempre coniugarsi con la responsabilità, per cui la libertà di espressione va esercitata nei limiti di legge e non può mai travalicare i confini del rispetto per le opinioni diverse dalla propria, per i cittadini e per le istituzioni, rispetto che il ricorrente e gli interventori hanno giustamente invocato per sé anche nella discussione svoltasi in pubblica udienza. Sarebbe, infatti – a mero titolo di esempio – poco rispettoso affermare pubblicamente ovvero tramite organi di stampa che una sentenza non gradita (e ovviamente sempre criticabile e discutibile in modo civile) sia addirittura un “mostro giuridico”.

Inoltre, in nessun Paese democratico è consentito utilizzare la libertà di parola per incitare alla commissione di reati, anche di natura fiscale, e in genere a comportamenti illeciti (vedi articoli 414 e 415 del codice penale) o per commettere direttamente reati, come, ad esempio, il reato di abuso della credulità popolare (articolo 661 del codice penale).

23.2 In ogni caso, ferme restando le libertà fondamentali, uno Stato democratico e sovrano non è certo un ente imbelle, per cui ha il diritto e il dovere di reagire, nelle forme di legge, ma anche con tutta la forza della legge, ogni qual volta vengano messi in discussione i princìpi basilari su cui si fonda ovvero ove sia in pericolo la stessa salus rei publicae.

Tra i princìpi fondanti di uno Stato si annoverano ovviamente la sua sovranità e integrità territoriale, che vanno riaffermate in ogni sede.

In altri termini, uno Stato democratico sovrano, proprio perché tale, deve utilizzare la legge per ostacolare chi non riconosce la sua legge e si pone fuori dalla legge.

Questo vale, oltre che per l’Italia, anche per i due Paesi democratici alleati e vicini, la Slovenia e la Croazia, la cui sovranità e integrità territoriale verrebbero intaccate dalla riesumazione di uno stato fantasma quale il territorio libero propugnata dal ricorrente.

Il movimento ritiene che le parole dei giudici, definiti eversori, siano a loro volta eversive perché “non è possibile punire chi sta esercitando un proprio diritto”.

Sembra sempre di assistere ad un gatto che si mangia la coda. Il movimento fa un ricorso in quanto “qui non è Italia”, i giudici italiani lo respingono, ma secondo il movimento non sono titolati a farlo perché “qui non è Italia”.
Da questa sentenza però si comincia a mettere in campo la parola eversione, e qui il gioco potrebbe farsi pericoloso. Forse è verp, come affermato Giurastante, che i giudici del TAR si sono allargati nei giudizi, però questo rappresenta un salto di qualità.

Scartato il ricorso a Consiglio di stato, inizia allora la fase due quella dei ricorsi e delle cause internazionali.
Inizia l’intervento dell’avvocato Sponza, molto vago. La sintesi è che gli accademici e avvocati internazionalisti con cui si sono confrontati, “gente con curriculum” come li definisce, sono concordi nel dire che ci sono gli spazi per intervenire, ossia far partire ricorsi e cause internazionali.
Ed è gente, sottolinea, che “se gli arrivi con un pretesto neanche ti ricevono”, per cui le possibilità sono ottime, “ le migliori da 60 anni a questa parte
I nomi non può farli “perché ci sono già state azioni di disturbo”. Questo il motivo?
L’unica “sicurezza” è che i ricorsi partiranno a dicembre e le cause in primavera.
Qui un piccolo intervento di Ferluga che ricorda che “occorre raccogliere soldi per le cause internazionali”. Il lavoro sporco qualcuno deve pur farlo!
A questo punto l’avvocato si imbarca in una spiegazione su come gli avvocati debbano fare un lavoro enorme ad esempio studiando gli atti preparatori del trattato di pace perchè dei trattati “è sempre possibile dare una interpretazione”. In sala un intervento gela l’avvocato chiedendo “Ma no xe el tratato che conta?”. Si passa velocemente ad altro.

Del porto parla a lungo Paolo Parovel, di come ci siano investitori internazionali che vengono cacciati da Cosolini con l’aiuto del Piccolo, portando ad esempio la Philips Morris che ha riunciato ad un gosso investimento a Trieste a causa di una, voluta, fuga di notizie. Come se un colosso rinunciasse ad un investimento a causa di una notizia del Piccolo, in questo caso molto probabilmente mai la Philips Morris ha neanche pensato di insediarsi qui.

Parovel attacca a tutto campo regione, provincia, comunque di volersi occupare del porto. Dice che la presidenza del porto avrebbe il potere di fare qualsiasi cosa. Ad un certo punto dal pubblico viene chiesto “Ma la Monassi da che parte sta?” Giurastante dice che non lo sa ma prende subito la parola Parovel che si lancia in una strenua difesa perché “è funzionario dello stato” e non può fare altro, “ma del resto per misurare se uno fa bene o male basta vedere se ha contro il Piccolo, se fa bene lo ha”. Così la Monassi è assolta. Ma poco prima non aveva detto che avrebbe pieni poteri?
Cala il sipario, prossimo appuntamento per il movimento l’8 dicembre in porto.
Schermata 11-2456612 alle 19.52.10

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3 Responses to “Gente con curriculum”

  1. “Sembra sempre di assistere ad un gatto che si mangia la coda. Il movimento fa un ricorso in quanto “qui non è Italia”, i giudici italiani lo respingono, ma secondo il movimento non sono titolati a farlo perché “qui non è Italia”.

    Caro Cren, è da un po’ di mesi che sproloqui a destra e sinistra (e finalmente ti sei deciso a crearti una “casetta virtuale” tutta tua con questo blog – usando una piattaforma gratuita, perché spendere una manciata di euro per usare un servizio a pagamento lo reputavi evidentemente un intollerabile spreco, o almeno un investimento sproporzionato alle finalità del tuo blog. E come darti torto?).

    Comunque, la tua frase che ho citato all’inizio (che, per inciso, è l’unica considerazione interessante ed azzeccata di tutto il tuo chilometrico post) dinostra che – finalmente – cominci a capire qualcosa della strategia di MTL. Devi ancora sforzarti per comprenderla completamente, ma ti stai avvicinando… complimenti, stai crescendo. Sei quasi un ometto ormai… 😀

  2. creninsider says:

    Che dirti, altri, anche all’interno del movimento hanno apprezzato. Ma evidentemente per quelli troppo credenti risulta fastidioso.

  3. creninsider says:

    Puoi firmarti con nome e cognome visto che una breve ricerca consente di conoscerlo,

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